Sanità

nov182016

Servizi in farmacie Ue. Liebl (Pgeu): concorrenza eleva qualità

Servizi in farmacie Ue. Liebl (Pgeu): concorrenza eleva qualità
I rappresentanti dei farmacisti provenienti dai diversi Paesi Ue si sono riuniti a Bruxelles per portare in parlamento la tematica dei servizi in farmacia, argomento al centro del dibattito non solo nostrano ma internazionale e per il quale l'Italia si pone «in una media europea, mentre gli inglesi sono avanti anni luce».

A dirlo a Farmacista33, è l'ex presidente e attuale delegato del Pharmaceutical Group of the European Union (Pgeu) Maximin Liebl, che ha preso parte all'incontro. «Il senso di questa giornata era quello di promuovere nel parlamento europeo la farmacia in quanto presidio sanitario a servizio della popolazione - afferma Liebl - In tutta l'Ue, di giorno in giorno, va ampliandosi la gamma di servizi offerti al cittadino dalle farmacie. Come quantità e qualità dei servizi, l'Italia è nella media dei paesi europei come la Germania, la Francia e così via, ma c'è ancora molto da sviluppare».

Per esempio, «il progetto Mur (Medicine use review) in altri Paesi viene regolarmente remunerato e i vaccini vengono fatti in farmacia dal farmacista». È questo il caso dell'Inghilterra che secondo Liebl è «un Paese che, così come l'Olanda e la Svizzera, è avanti anni luce. E dove il principio minimo vigente è la remunerazione dei servizi svolti». A chi guarda con diffidenza gli enormi drugstore simbolo della liberalizzazione farmaceutica che vige nell'Oltremanica, Liebl ricorda che «il banco per la dispensazione dei prodotti su prescrizione è molto professionale. In questi spazi vengono offerti tutti i servizi proposti dalla farmacia, dalle vaccinazioni a quelli avanzati per la poli-terapia. In Inghilterra, inoltre, i farmacisti dispensano confezioni di medicinali con dosaggi ad hoc per i pazienti in base a quanto riportato sulla ricetta. Il numero di capsule o compresse richiesto viene inscatolato ed etichettato sul momento. Ovviamente il costo è un po' più elevato».

Resta da chiedersi se i timori di un abbassamento della qualità dei servizi offerti dalle farmacie con l'entrata dei capitali, manifestata da molti dei vertici di settore, sia effettivamente fondata. «In Inghilterra esiste un sistema misto tra farmacie private e catene che, facendosi concorrenza a vicenda, elargiscono servizi di elevata qualità - afferma Liebl - Nel momento in cui le catene dovessero aggiudicarsi il totale del mercato la situazione probabilmente cambierebbe ma non credo che sarà così, neanche in Italia».

D'altra parte, come ha affermato in un'intervista, Ornella Barra, Chief operating officer di Walgreens Boots Alliance, in Inghilterra «la liberalizzazione esiste da 160 anni e in tutto questo tempo solo 6.000 farmacie sono entrate in catena, altre 6.000 sono indipendenti». È anche vero, conclude Liebl che «ogni Paese è diverso. In Norvegia con la deregolamentazione in poco tempo tutte le farmacie sono state comprate dalle grosse catene, ma questa situazione non è paragonabile a quella italiana sia per questioni culturali ma soprattutto perché è un Paese molto piccolo dove sono in vigore dinamiche ben diverse».

Attilia Burke
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