Sanità

set142012

Sifo non ci sta, ricerca Cref «infondata e sconcertante»

La distribuzione dei medicinali negli esercizi privati non farebbe risparmiare e aumenterebbe i rischi per la sicurezza della collettività. Risponde così la Sifo alla ricerca realizzata dalla Fondazione Cref e presentata lo scorso martedì al Senato insieme a Federfarma, secondo la quale vi sarebbe un aumento dei costi per i medicinali ritirati direttamente dall’utente presso la struttura sanitaria rispetto a quanto avverrebbe con la distribuzione negli esercizi privati. Un’indagine«empirica», spiega Laura Fabrizio, presidente della Società italiana di Farmacia ospedaliera «condotta su un campione assolutamente insignificante: una sola Asl rispetto alle oltre 140 esistenti in Italia». Non solo. Secondo il presidente Sifo «i costi sono stati valutati con criteri discutibili e per la Dpc (Distribuzione in nome e Per Conto) non sono stati valutati neppure quelli relativi ai costi di gestione che, comunque le Regioni devono sostenere, insieme al costo del farmaco e alla retribuzione da destinare alla farmacia privata e al deposito. Viene, inoltre, omessa l’analisi dei costi derivanti dai rischi legati alla distribuzione sul territorio di farmaci ospedalieri che per la loro peculiarità necessitano di un’erogazione in strutture appropriate. I farmaci, specialmente quelli innovativi e, quindi, più costosi, devono essere gestiti direttamente dalle aziende sanitarie locali o nelle aziende ospedaliere da professionisti appositamente qualificati e specializzati».


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