Sanità

ott72016

Sostenibilità Ssn, dall'aderenza alla terapia ai tagli in sanità

Sostenibilità Ssn, dall’aderenza alla terapia ai tagli in sanità
«Uno dei grandi problemi della sostenibilità nel nostro Paese è rappresentato dalle differenze interregionali. Rendere sempre più uniforme il nostro Sistema sanitario nazionale è un obbligo che attiene al problema della sostenibilità e, se fino ad oggi lo Stato ha deciso soprattutto i livelli essenziali di assistenza, le modifiche costituzionali portano in competenza allo Stato disposizioni generali comuni, come indicato al nuovo art.117 della Costituzione, che rappresentano strumenti importanti per tenere il Ssn ancora di più sotto un governo uniforme». Con queste parole il sottosegretario alla Salute Vito de Filippo affronta il tema della sostenibilità del sistema sanitario nazionale nostrano, tema di punta della conferenza tenutasi al Ministero della Salute a Roma in occasione dei 20 anni di Teva in Italia.

Ad aprire la conferenza è il senatore Andrea Mandelli il quale, oltre a sottolineare come i farmaci equivalenti abbiano dato «due mani e non solo una al bilancio dello Stato», sempre parlando di sostenibilità, ha rimarcato il contributo che il farmacista può dare nel quadro generale del Ssn: «Se noi riuscissimo a far sì che un operatore come il farmacista stia a fianco del paziente per garantire l'aderenza alla terapia, potremmo evitare che si vanifichino i costi che lo Stato sostiene per quel paziente. I costi legati alla formulazione di una terapia possono crescere vertiginosamente: dalla visita del medico di medicina generale a quella di uno specialista se necessario che, a sua volta, potrebbe prescrivere analisi ed esami».

Un potenziale ruolo, quello del farmacista territoriale, la cui valenza è stata riconosciuta anche dal deputato Giovanni Monchiero che, interpellato da Farmacista33 sull'argomento ha sottolineato che «la figura del farmacista dev'essere incoraggiata a svolgere sempre di più un servizio di prima assistenza ai pazienti. In molte Regioni è già così e sono favorevole. Tuttavia - sottolinea - in questo momento ciò che dobbiamo chiarire bene è chi ha la responsabilità totale del paziente. In teoria dovrebbe averla il medico di base, in realtà questa responsabilità non viene esercitata: i servizi territoriali dell'Asl tendono ad appropriarsi di questa responsabilità a pezzetti, a settori, occorre riportare ad unità la titolarità di funzione della tutela del cittadino e la gestione del percorso di cura del cittadino, fatto questo, è giusto inserire la farmacia come presidio che è disseminato sul territorio in modo estremamente capillare, ed è giusto farlo non in modo spot ma in modo strutturato».

In materia di sostenibilità, su un punto sembrano concordare sia l'On. Monchiero che il Consigliere per le politiche industriali e coordinatore del tavolo di lavoro della farmaceutica (Mise) Paolo Bonaretti: i tagli lineari non risolvono nulla. Secondo Monchiero «quando parliamo di sostenibilità partiamo sempre da una logica non del tutto appropriata di cercare di spendere un po' meno per fare le stesse cose, se non sia meglio fare cose diverse. La recente morte al San Camillo ci pone una grossa sfida: diffondere la cultura della morte a domicilio per i pazienti che sono arrivati all'ultima ora e per i quali non esistono terapie efficaci e l'ospedale è un carcere, morire a casa nostra secondo l'antica visione che avevano i nostri nonni deve tornare ad essere una scelta di vita praticabile. Le aziende sanitarie locali fanno ogni sforzo per renderlo praticabile. Far passare al mal capitato le ultime 48 ore in ospedale o peggio su una barella in pronto soccorso è una folle crudeltà ed è un servizio costoso e dannoso. L'interazione ospedale territorio esige una rivoluzione copernicana, che si parta dal territorio, che la responsabilità ce l'abbia chi gestisce il percorso del paziente e che l'ospedale sia solo una fase, solo così ridurremo i costi ospedalieri, non spendendo di meno sulle siringhe».

Bonaretti ha sottolineato la necessità di cominciare a guardare il Ssn non solo come ad una fonte di spesa ma nell'ottica di un investimento che se ben gestito produce un ritorno economico: «Dobbiamo cercare di costituire una struttura in grado di attrarre investimenti in ricerca clinica, la gran parte di questi andrà a finanziare il Ssn. Il Ssn è il più grande compratore europeo di medicinali e quindi è un buon cliente ma si potrebbe fare di più e su questo noi al tavolo della farmaceutica abbiamo messo insieme un insieme di iniziative, ad esempio in collaborazione con il Ministero della Salute e così via un accordo volontario per velocizzare il percorso di ricerca medica in modo trasparente. Abbiamo trovato - ora vediamo se riusciamo a farlo entrare nel Bilancio - un comune accordo tra produttori di originator e produttori di biosimilari per operare sul mercato in concorrenza con regole condivise da tutti».

E a sottolineare l'importanza del ruolo giocato dall'industria nel bilancio del Ssn è anche il Segretario generale di Cittadinanzattiva Antonio Gaudioso: «Il contributo che grandi aziende farmaceutiche possono apportare in termini di diritti dei cittadini è importante perché producono posti di lavoro e indotto, ma soprattutto investono in ricerca».

Attilia Burke
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