Sanità

nov212018

Sperimentazione, Ssn risparmia grazie a investimenti delle aziende. Un modello misura quanto

Sperimentazione, Ssn risparmia grazie a investimenti delle aziende. Un modello misura quanto
Per una struttura sanitaria, il valore economico della sperimentazione clinica finanziata da un'azienda farmaceutica va ben oltre i fondi ricevuti, perché è alimentato dai risparmi generati dalla sperimentazione stessa: per ogni 1.000 euro investiti dall'azienda, ce ne sono altri 2.200 di costi non sostenuti. Questo effetto moltiplicatore da oggi può essere contabilizzato con precisione, grazie al modello ValoR sviluppato da Roche e validato dall'Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari (Altems) dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, attraverso il monitoraggio di 5 anni di attività di ricerca onco-ematologica presso l'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e presso il Policlinico Gemelli di Roma, che ha fatto stimare risparmi tra i 2 e i 4 milioni di euro in ciascuna delle due strutture. La sua applicazione è illustrata nell'instant book Valorizzazione delle sperimentazioni cliniche nella prospettiva del Ssn, pubblicato da Edra con il contributo di Roche e presentato oggi a Roma.

«Il modello ha 17 indicatori sui ricavi generati dalle sperimentazioni cliniche, quello più importante sono i costi evitati da ogni ospedale che ha pazienti in sperimentazione clinica. È come dire che l'ospedale guadagna due volte: la prima perché ottiene un contratto con un'azienda che investe sulla sperimentazione, la seconda perché non deve pagare il trattamento del paziente che entra nella sperimentazione. Questa parte vale 2,2 volte l'investimento fatto dall'azienda», spiega a Farmacista33 Americo Cicchetti professore ordinario di Organizzazione Aziendale alla facoltà di Economia dell'Università Cattolica del S. Cuore e Direttore dell'Altems. Se si applica il calcolo a tutte le sperimentazioni cliniche registrate dal rapporto Osmed 2015 nelle 86 aziende ospedaliere e aziende ospedaliere universitarie e nei 48 Irccs pubblici e privati, la stima del risparmio si aggira tra i 320 e i 360 milioni di euro l'anno. «Il modello è esportabile in ogni azienda, ovviamente bisogna investirci sopra, raccogliendo e articolando i dati in quel sistema di indicatori», sottolinea Cicchetti. «Noi l'abbiamo sperimentato in una struttura pubblica e in una accreditata proprio per avere un panorama più ampio».

«Questo strumento è potentissimo perché ci permette di misurare, entrare nei processi e modificare la nostra organizzazione - commenta Carlo Nicora, Direttore generale Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo. «Abbiamo tanti validi clinici, medici e infermieri, anche riconosciuti a livello internazionale. Ora dobbiamo passare da una gestione artigianale a una gestione manageriale della ricerca e questo compete a chi ha responsabilità all'interno dell'azienda». La ricerca come un asset strategico per le strutture sanitarie italiane? «Sì, almeno per due motivi. Innanzitutto, perché clinica e ricerca sono due facce inseparabili della stessa medaglia. Se, però, da manager, mi rendo conto che c'è un valore, la ricerca diventa anche un investimento e con quella sponsorizzata riesco a finanziare quella indipendente. Ecco, allora, che siamo di fronte a qualcosa veramente strategico per la mia azienda». Proprio il Papa Giovanni XXIII, quest'anno, ha utilizzato 800 mila euro ricavati dalle sperimentazioni sponsorizzate per finanziare 5 ricerche indipendenti dei suoi clinici.

«Dobbiamo porci l'obiettivo di rendere l'Italia più attrattiva per gli investimenti in ricerca. Solo con la Brexit potrebbero rientrare in Europa 800 milioni di investimenti fatti nel Regno Unito, sarebbe importante intercettarne una parte» aggiunge Sergio Scaccabarozzi, Head of Clinical Operations di Roche. «È importante per la sostenibilità del Sistema sanitario, come ci dimostra il modello e come documentiamo nel libro, ma è anche una grande opportunità per i pazienti italiani, che mi auguro non debbano mai più, in futuro, andare all'estero per poter essere trattati con un farmaco innovativo. Perciò è importante promuovere la cultura della ricerca in Italia. Aziende sanitarie come il Papa Giovanni XXIII e il Gemelli stanno investendo da tempo anche in termini organizzativi per attrarre la ricerca, ci auguriamo che tanti altri centri facciano altrettanto».

Sono sfide che andranno colte dalla politica. Per la senatrice Maria Rizzotti (Forza Italia), membro della XII commissione Igiene e Sanità, «iniziative come questa sono la risposta alla paura di non sostenibilità del nostro Sistema Sanitario e permettono di allargare la platea di cittadini che possono usufruire della sperimentazione clinica. Abbiamo i migliori ricercatori al mondo, investiamo nella formazione di giovani che poi vanno ad alimentare il Pil di altri Paesi e, pur versano 13,9 miliardi al fondo europeo per la ricerca, ne usiamo solo 9,4. Dobbiamo uscire dalle ideologie, rendere le regole trasparenti e aiutare l'integrazione della ricerca tra pubblico e privato». L'onorevole ed ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin (Gruppo Misto) chiede al governo di accelerare l'attuazione della legge sulla sperimentazione clinica che porta il suo nome: «L'Italia è già il primo hub europeo della produzione di farmaci, può prima anche su questo fronte. Le nuove norme servono per costruire il terreno migliore per ricercatori e sistemi industriali, in un investimento a tutto tondo che ci faccia anche guardare oltre i nostri confini, cogliendo le opportunità di collaborazioni transnazionali, e che crei le condizioni ideali per mantenere qui e per attrarre dall'estero i migliori talenti. La ricerca può essere il nostro petrolio».

Elvio Pasca
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