Sanità

feb272018

Stati generali. Dpc, Moltedo: uniformare elenchi e remunerazione e superare Diretta

Stati generali. Dpc, Moltedo: uniformare elenchi e remunerazione e superare Diretta
Uniformare gli elenchi della Dpc, rivedere periodicamente il Pht, vigilando anche che non vengano spostati dalla convenzionata farmaci non compresi nel prontuario, e proporre un modello per omogeneizzare la remunerazione, individuando un compenso minimo comune a tutti per dare respiro alle regioni oggi più penalizzate e dare la possibilità a chi oggi ha una remunerazione più vantaggiosa di recuperare il gap attraverso la negoziazione di secondo livello con le regioni, prevedendo servizi aggiuntivi. È questo una delle riflessioni al centro della seconda sessione di interventi, dedicata ai nuovi patti, degli Stati generali della farmacia italiana organizzati da Federfarma a Roma. A intervenire come relatore Osvaldo Moltedo, Segretario Nazionale Federfarma, che ha illustrato la politica di Federfarma in merito a convenzione, remunerazione, revisione della Distribuzione Diretta e della DPC ma al dibattito hanno partecipato anche il sen. Luigi D'Ambrosio Lettieri, vicepresidente Fofi, Antonio Messina, del comitato di presidenza di Farmindustria, Michele Uda, direttore generale di Assogenerici, Mauro Giombini, preisdente Adf. «Il sistema deve essere rivisto» ha spiegato Moltedo «la distribuzione diretta non ha prodotto risparmi e anzi ha generato molti sprechi:parliamo sempre di spesa per acquisti, ma non si considerano i costi di gestione delle strutture pubbliche (costi amministrativi, personale, magazzini, energia, etc.) e per di più non si tiene conto del disagio nell'accesso al farmaco da parte del cittadino». La risposta allora «è riportare il farmaco in farmacia, diminuendo gli sprechi, uniformando gli elenchi dei farmaci e la remunerazione della DPC». D'altra parte, «i farmaci che necessitano realmente di un monitoraggio devono essere distribuiti in ospedale e non negli stanzini delle strutture sanitarie. E laddove il criterio che si vuole perseguire sia quello del risparmio», attraverso il meccanismo degli acquisti diretti dei farmaci «il canale corretto ed esclusivo deve essere quello della DPC e non della distribuzione diretta». Sulla Dpc, l'esigenza di omogeneizzazione «è portata avanti anche dalle regioni. Si tratta di un'operazione delicata: oggi si registra una forte variabilità da Regione a Regione e da Azienda ad Azienda, sia per la remunerazione DPC sia per gli elenchi, spesso debordanti dal prontuario PHT». Per questo «stiamo lavorando su una proposta unitaria di remunerazione da presentare alla Sisac, individuando» e quantificando in termini di tempo del personale e di costi «le operazioni standard che la farmacia compie nella dispensazione del farmaco in DPC». Questo calcolo rappresenta «la remunerazione base, comune a tutti, a cui poi aggiungere ulteriori maggiorazioni per prestazioni aggiuntive, standard, lasciate a una negoziazione di secondo livello con le singole regioni. L'obiettivo è alzare il livello minimo di remunerazione, secondo un criterio che copra i costi e garantisca un giusto guadagno, per le farmacie delle regioni che oggi sono penalizzate». Il problema è poi quello di «non ridurre le remunerazioni più alte: queste potranno essere recuperate con le prestazioni aggiuntive e con le negoziazioni di secondo livello». Per quanto riguarda la convenzionata poi, sul fronte della remunerazione, «è nostra intenzione riaprire il tavolo con Aifa, ma affrontarlo con un metodo diverso: condividendo preliminarmente il modello con le Regioni, per evitare resistenze a posteriori, e condividendo con gli organi interni a Federfarma una formula che garantisca una stabilizzazione della redditività, nella convinzione che, rispetto alla facile previsione del progressivo aumento dei consumi, il SSN tenderà ad opporre forme di contenimento della spesa».

Sui temi trattati si sono susseguiti diversi interventi e tutti hanno messo in luce come la distribuzione diretta sia penalizzante per il cittadino: «il paziente va rimesso al centro» ha spiegato Antonio Messina (Farmindustria) «e con la distribuzione diretta non lo è. Ma occorre fare attenzione al fatto che una sostenibilità economica del sistema va ricercata in una situazione win win per tutti i soggetti in campo: qualunque variazione, che va fatta a risorse costanti, non deve gravare su un settore o un altro della filiera». «Bene una revisione periodica del Pht, che parta dai principi ispiratori della legge 405/2001, e un percorso di uniformità» interviene Michele Uda, direttore generale Assogenerici. «Occorre pero individuare su questo tema e, in generale, sulla revisione della remunerazione un percorso comune che tenga in considerazione tutti. In linea di principio poi va valorizzato il ruolo del medico di medicina generale come partner delle farmacie nella cronicità». «Da tempo» concorda Giombini «siamo in attesa di rivedere la remunerazione che per quanto ci riguarda, a seguito della riduzione di circa il 50% del nostro margine, non riesce più a coprire i costi sostenuti dalla distribuzione. E occorre anche prevedere il nostro ruolo, così come è riconosciuto nella convenzionata, anche nella legge 405, per la distribuzione per conto».

Anche da D'Ambrosio Lettieri è stato sottolineata la necessità di rivedere al più presto remunerazione e convenzione, «ferma da 30 anni. Ma per la farmacia è cruciale sviluppare l'aspetto professionale, rappresentato da tutti i servizi legati al farmaco, quelli cioè che appartengono alla specifica preparazione del farmacista. E l'atto di indirizzo della convenzione già detta le linee su cui far evolvere la farmacia: presa in carico del paziente e servizi cognitivi, aderenza alla terapia, cronicità, intesa come prevenzione, diagnosi precoce, corretto uso del farmaco. Il concetto che deve passare è che queste sono attività che garantiscono non tanto un contenimento della spesa, operazione ragioneristica, quanto piuttosto un buon governo della spesa».
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