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nov112016

Statine, cura ad alta intensità riduce la mortalità

Statine, cura ad alta intensità riduce la mortalità
Esiste un'associazione inversa tra mortalità e intensità della cura con statine, secondo uno studio pubblicato su Jama Cardiology che conferma il trattamento come pietra miliare nella prevenzione della malattia aterosclerotica cardiovascolare (Ascvd). «Anche se è stato ripetutamente dimostrato che l'uso di statine riduce morbilità e mortalità cardiovascolare, la terapia in generale, e quella ad alta intensità in particolare, restano sottoutilizzate nei pazienti con malattia aterosclerotica cardiovascolare» osserva il coautore Paul Heidenreich della Stanford University in California, che assieme ai colleghi ha esaminato la mortalità cardiovascolare in rapporto all'intensità della terapia con statine in poco più di cinquecentomila pazienti con malattia aterosclerotica cardiovascolare, età media 60 anni, assistiti dal sistema sanitario Veterans Affairs.

«L'intensità della terapia è stata definita secondo le indicazioni delle linee guida 2013 dell'American Heart Association/American College of Cardiology, e l'utilizzo delle diverse statine è stato stimato analizzando le prescrizioni effettuate nell'arco di 6 mesi» spiegano i ricercatori, precisando che il 30% della casistica riceveva statine ad alta intensità, tra cui atorvastatina da 40 a 80 mg, rosuvastatina da 20 a 40 mg, simvastatina 80 mg. Viceversa, il 46% del campione seguiva una cura a moderata intensità: atorvastatina da 10 a 20 mg, fluvastatina 40 mg due volte al giorno o 80 mg una volta al giorno, lovastatina 40 mg, pitavastatina da 2 a 4 mg, pravastatina da 40 a 80 mg, rosuvastatina da 5 a 10 mg e simvastatina da 20 a 40 mg. Infine, il 6,7% dei partecipanti era in trattamento a bassa intensità: fluvastatina da 20 a 40 mg, lovastatina 20 mg, simvastatina 10 mg, pitavastatina 1 mg e pravastatina da 10 a 20 mg, mentre il 18% non riceveva statine. Al termine del follow-up, durato in media 492 giorni, i ricercatori hanno scoperto una correlazione inversa progressiva tra intensità della cura e mortalità a un anno: 4% per l'alta intensità; 4,8% per l'intensità moderata; 5,7% per la bassa intensità e 6,6% per chi non assumeva statine. «Risultati che suggeriscono una notevole opportunità di miglioramento nella prevenzione secondaria della malattia aterosclerotica cardiovascolare con l'ottimizzazione dell'intensità della terapia con statine» commenta in un editoriale Robert Bonow, professore di cardiologia alla Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago.

Jama Cardiol. 2016. doi: 10.1001/jamacardio.2016.4052
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27829091

Jama Cardiol. 2016. doi: 10.1001/jamacardio.2016.4479
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27829079
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