NUTRIZIONE

ott22014

Stato nutrizionale e farmaci: binomio da approfondire

L’interazione fra farmaci e stato nutrizionale è caratterizzata da una sintomatologia spesso non specifica. Di certo l’assunzione di un farmaco, specie se prolungata, può modificare lo stato nutrizionale e certi alimenti possono interferire e modificare l’effetto atteso di un farmaco

Gli alimenti o alcuni loro componenti, così come gli integratori e i prodotti erboristici possono modificare l'azione del farmaco, perché sono in grado di potenziarne o ridurne l'assorbimento, il metabolismo e l'escrezione, fino a provocare effetti antagonistici. Già nella fase di sviluppo di un farmaco infatti, le interazioni farmacologiche sono oggetto di attenzione e di studio. La relazione però è senz'altro duplice, perché nella valutazione dello stato nutrizionale di un soggetto rientra, fra gli altri fattori, anche la concomitante assunzione di farmaci, che infatti possono promuovere, rallentare o inibire l'assorbimento, il metabolismo e l'escrezione dei nutrienti di cui gli alimenti stessi sono composti. L'assunzione di un farmaco quindi, soprattutto se prolungata, può alterare gli esiti della dieta e di conseguenza lo stato nutrizionale del paziente. Il rapporto alimenti-farmaci tuttavia è un aspetto ancora poco indagato anche perché la sintomatologia che deriva dalla loro interazione può non essere specifica. Ci sono alcune categorie di soggetti che sono maggiormente esposte: quanti soffrono di patologie epatiche, renali o gastrointestinali; chi ha uno stato di salute in qualche modo già compromesso a causa della malattia; gli anziani che assumono più farmaci a causa di malattie croniche; o quanti soffrono di diabete, ipertensione e ipercolesterolemia (alcuni farmaci infatti possono causare aumenti dei livelli glicemici, provocare dislipidemie o anche aumenti di peso). Le principali reazioni farmaco-alimento sono in generale ascrivibili al pH dell'ambiente gastrico e alla contemporanea presenza di composti o sostanze che legano la molecola, modificando l'effetto atteso. Per migliorare l'assorbimento dei farmaci, preservandoli dall'acidità gastrica vale spesso la regola di assumerli a stomaco vuoto, ovvero 1 ora prima o due ore dopo i pasti. Per preservare l'equilibrio dello stato nutrizionale, ma anche l'organismo da effetti avversi, alcuni farmaci invece vanno assunti seguendo particolari precauzioni. L'assunzione a stomaco pieno, o in concomitanza con cibo o latte, è preferibile per i cosiddetti Fans (Farmaci antinfiammatori non steroidei: ibuprofene, ketoprofene, naprossene, diclofenac, aspirina) dato il loro potere lesivo sulla mucosa gastrica. L'assorbimento del paracetamolo, classificato come analgesico non Fans, epatotossico a dosi superiori a quelle terapeutiche, viene invece ridotto se assunto con alimenti comuni; secondo le indicazioni della Food and drug administration (fda.gov) andrebbe quindi ingerito a stomaco vuoto. Per entrambi e in generale per tutti gli analgesici, è assolutamente da sconsigliare l'assunzione di alcol che può favorire danni al fegato e, nel caso di Fans, il sanguinamento della mucosa gastrica. I diuretici sono una categoria di farmaci che promuove l'escrezione di acqua e cloruro di sodio dall'organismo, per ridurre gli stati di gonfiore e gli eccessi di fluidi causati da patologie cardiache ed epatiche; sono indicati anche per contrastare l'ipertensione. Una categoria particolare di diuretici, i "diuretici risparmiatori di potassio", che bloccano il riassorbimento di sodio e la secrezione del potassio possono aumentare la quantità di potassio nell'organismo per cui non bisognerebbe eccedere, durante la loro assunzione, con alimenti ricchi di questo elemento: banane, arance, vegetali a foglia verde e sostituti del sale a base di potassio.

Francesca De Vecchi - esperta in scienze dell'alimentazione

www.agenziafarmaco.gov.it



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