Sanità

giu302018

Tariffa notturna, ancora dubbi e disomogeneità di applicazione. L'esperienza dei farmacisti

Tariffa notturna, ancora dubbi e disomogeneità di applicazione. L'esperienza dei farmacisti
È in vigore ormai da sei mesi, ovvero da metà novembre 2017, il nuovo diritto addizionale notturno in farmacia compreso nel decreto dell'ex Ministro della Salute Beatrice Lorenzin datato 22 settembre 2017, sull'aggiornamento della tariffa nazionale per la vendita al pubblico dei medicinali. Ma ancora sembra che ci siano problemi con i cittadini. «Un po' di confusione c'è anche tra i colleghi - spiega Andrea Braguti, presidente di Federfarma Lecco - perché ogni Regione ha legiferato a suo modo. Fermo restando che i diritti addizionali sono quelli previsti dalla tariffa nazionale per la vendita dei farmaci. L'addizionale è quindi applicabile solo ai medicinali».
Secondo il decreto, lo si ricorda, la dispensazione di un farmaco con o senza obbligo di ricetta nelle ore notturne, a battenti chiusi o a chiamata, comporta un'addizionale di 7,50 euro, che salgono a 10 euro per le farmacie rurali; inoltre la dispensazione nel turno di giorno, sempre a battenti chiusi o a chiamata, vale invece un diritto aggiuntivo di 4 euro, per le rurali. «Per quanto riguarda la Lombardia le indicazioni prevedono che dalle 8.00 alle 20.00 orario previsto per il servizio diurno, non si applica mai l'addizionale, neppure per le rurali nell'intervallo di mezzogiorno. Dalle 20.00 alle 8.00, invece c'è il diritto di chiamata per i farmaci acquistati direttamente a pagamento dal paziente. Per tutte le ricette di guardia medica, pronto soccorso, anche senza la dicitura "urgente", l'addizionale va a carico del Ssn. Se il medico di base ha emesso una ricetta in ore serali e ritiene il carattere di urgenza, allora deve specificarlo». Inoltre la legge in Lombardia prevede l'obbligo per il farmacista di vendere farmaci, latti per l'infanzia, medicazioni, «per tutto il resto teoricamente il farmacista potrebbe rifiutare la vendita» conclude Braguti.

Ci sono, invece, realtà dove singoli gruppi di farmacisti hanno deciso di non applicare la tariffa, come spiega Elena Penazzi, farmacista titolare a Imola: «All'ultima Assemblea di Federfarma locale, le farmacie di Imola si sono viste costrette a decidere di non far pagare più i 7,50 euro, perché la Comunale aperta 24 ore non deve farla pagare, visto che le ore notturne rientrano nel suo orario di apertura e non deve applicare la tariffa. A questo punto le 15 farmacie private si sono adeguate».
La chiave per evitare polemiche da parte dei cittadini, al banco o sui social, sembra d'altra parte essere la comunicazione: «Poiché il farmaco viene percepito come un bene a costo zero, siamo noi a dover spiegare la tariffa notturna appena c'è l'occasione al banco» spiega Salvo Cassisi, titolare di farmacia rurale, in provincia di Palermo. «I commenti che girano su Facebook mostrano una visione distorta del farmacista. Per fortuna non tutti i cittadini la pensano così: mi è capitato anche che qualcuno con una ricetta urgente mi chiedesse "dottore le devo qualcosa?"».

Chiara Romeo
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