Sanità

mar242017

Tavolo ministeriale su fabbisogno: oltre 2.500 esuberi l'anno

Tavolo ministeriale su fabbisogno: oltre 2.500 esuberi l’anno
Il numero di farmacisti che ogni anno esce dalle università è passato da circa 1.600 unità del 2008 agli oltre 4mila dell'anno scorso, mentre l'attuale fabbisogno è sceso a 1.200 professionisti circa. Un gap che crea ogni anno oltre 2.500 esuberi, con proiezioni che nei prossimi venti anni sono di circa 60mila disoccupati. È questo un quadro tracciato a FarmacistaPiù da Max Liebl, delegato Fofi sulla base dei lavori del tavolo ministeriale istituito due anni all'interno del progetto europeo per la definizione delle metodologie per la determinazione dei fabbisogni di personale sanitario.

«Il gruppo di lavoro» spiega Liebl «è partito in via sperimentale sulle cinque professioni sanitarie più importanti - medici, odontoiatri, farmacisti, infermieri e ostetrici - cercando di individuare una metodologia per la rilevazione del fabbisogno, con un programma di 25 anni. Un primo risultato è che nessuna di queste professioni è in equilibrio, né lo sarà in futuro e questo è dovuto al fatto che fino ad ora non sono state fatte programmazioni a lungo termine». A livello generale, «si è stimato che nel 2020 ci sarà la mancanza di oltre un milione di professionisti sanitari a livello europeo. Ma per quanto riguarda il nostro settore, i dati sono ribaltati: nel 2008 si laureavano circa 1.600 farmacisti l'anno e non c'era quasi disoccupazione, anzi la situazione era di mancanza cronica di farmacisti. Ora, se guardiamo al 2014, i laureati sono stati quasi 4.000: nell'arco di sei anni, come si vede, la situazione si è capovolta. E oggi ci troviamo in una condizione in cui, a fronte di un fabbisogno reale di neanche 1300 farmacisti all'anno, calcolato in riferimento non solo al Ssn ma al sistema sanitario nel suo complesso, guardando anche al privato - il dato è riferito all'anno scorso, ma già quest'anno le stime sono scese a circa 800 -, il numero di laureati non è diminuito, anzi. Stiamo parlando di un gap tra fabbisogno e offerta di circa 2.500 professionisti l'anno e oltre».

Ora, «se proiettiamo questo esubero nei prossimi 20 anni arriviamo nel 2040 a oltre 60mila disoccupati. Se poi oggi, nell'anno accademico 2017-2018, immaginassimo di chiudere completamente l'accesso alle facoltà di farmacia, nel 2035 ci sarebbero ancora circa 8.000 esuberi e nel 2040 ancora più di 1.000 disoccupati. L'emergenza occupazionale si sta sviluppando in modo esponenziale. Credo che occorra intervenire in modo tempestivo su tutti i fronti e non solo in termini di numero chiuso». C'è poi un altro aspetto: «la professione è a maggioranza femminile e soprattutto giovane» spiega Rosanna Ugenti, Direzione generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del Servizio Sanitario Nazionale «l'età media è di 43 anni e 9 mesi, con circa il 40% dei farmacisti che ha 40 anni e solo il 9,1% che è sopra i 60. Questo significa che c'è un'aspettativa che va molto in là negli anni, a differenza del medico, per il quale l'età media è di 63-64 anni: in questo caso si sa già che nei prossimi dieci anni ci sarà una fuoriuscita notevole».

Alla luce di questi dati, «credo non si possa continuare a sfornare laureati senza dare un quadro della situazione perché questo significherebbe immettere ulteriori disoccupati nel sistema». C'è poi un'altra questione: «Come direzione generale, mi occupo anche dei riconoscimenti di titoli di chi viene dall'estero e delle fuoriuscite dal Paese». Un quadro che vede come sfondo la nuova normativa europea: «Il farmacista è una di quelle professioni che sta sperimentando la carta europea professionale, che consente una maggiore facilità nella circolazione». La situazione che «stiamo registrando è di una fuoriuscita di farmacisti che se al momento non è tanto forte sta iniziando e sta prendendo sempre più piede. Con una perdita per il Paese: i nostri professionisti sono altamente qualificati, siamo tra i primi a livello di formazione, e in questo modo regaliamo qualità e investimenti agli altri».

Da qui la conclusione: «Occorre una riflessione congiunta per capire in che modo intervenire, magari anche uniformando la situazione alle altre professioni sanitarie, per le quali è previsto un accesso programmato a livello nazionale». Da Ugenti arriva anche un punto anche sul Progetto europeo: «Al tavolo hanno lavorato tutti gli steakholder: Istat, Regioni, Ministero, Enti previdenziali, Miur. Un primo risultato è senz'altro la consapevolezza di quella che è la realtà». In ogni caso, «il modello di rilevazione del fabbisogno, che ci permette di individuare quanti e quali professionisti, anche a livello di specializzazioni, servono, è stato sperimentato l'anno scorso per le cinque professioni pilota sul territorio nazionale e la metodologia è stata oggetto dell'accordo Stato-Regioni del 9 giugno 2016. Quest'anno la stiamo applicando a tutte le professioni». Per quanto riguarda la metodologia, «non ci basiamo più sullo storico e sui dati dalle università, ma guardiamo alle necessità del sistema. Per ora stiamo lavorando sul lato offerta, il passo successivo sarà l'integrazione con la domanda di salute».

Francesca Giani
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