Sanità

mag82015

Tavolo Pht, Sifo: costruire modelli di collaborazione tra farmacisti ospedalieri e territoriali

Tavolo Pht, Sifo: costruire modelli di collaborazione tra farmacisti ospedalieri e territoriali

Percorsi di continuità per patologia, dalla formazione alla gestione integrata dei flussi informativi, attivazione di progetti locali di integrazione delle componenti professionali nel percorso di cura secondo format nazionali, ma anche un trasferimento di conoscenze. Sono queste possibili evoluzioni dell'esperienza del tavolo congiunto sul Pht, che ha visto lavorare insieme Federfarma e Sifo. Farmacista33 ne ha parlato con Simona Creazzola, referente comunicazione e coordinatrice del tavolo per Sifo.

Il tavolo ha visto lavorare fianco a fianco due componenti della professione che non sempre in passato sono state concordi. Quali sono i risultati anche in termini di avvicinamento e collaborazione intraprofessionale?
Mi sembrano, sino a questo punto, ottimi. Si tratta della stessa professione declinata in diverse sfaccettature: dobbiamo cogliere i cambiamenti sociopolitici ed economici come una chance per affermare la centralità della figura del farmacista rispetto alla gestione di farmaci e dispositivi, ma anche la potenzialità della categoria professionale di visione integrata dell'assistenza grazie alle conoscenze qualificate sul farmaco e in farmacologia e le competenze ormai imprescindibili sulla valutazione sistematica di tutte le tecnologie che il farmacista gestisce per norma in via esclusiva. Il clima è stato collaborativo e di massima cordialità nella consapevolezza che insieme ci si rafforza, primariamente nell'interesse del cittadino e dei suoi diritti, di cui la categoria tutta si fa già garante con il lavoro di ogni giorno.

Per quelle referenze per le quali è stato proposto il passaggio in convenzionata o anche in Dpc crede sia necessaria e possibile una collaborazione dei farmacisti delle Aziende Sanitarie per un trasferimento di knowhow? Si tratta di una formazione eventualmente che potrebbe essere istituzionalizzata?
Assolutamente sì. I farmacisti hanno un percorso universitario comune che, come in tutte le professioni, si specializza nel post lauream, ma è fatto poi di una formazione continua che avviene attraverso corsi specializzati e qualificati e anche sul campo. I farmacisti delle aziende sanitarie devono e possono in modo continuativo trasferire le proprie conoscenze sui farmaci che in un percorso di continuità vengono a un certo punto affidati per la distribuzione alla farmacia di comunità.

Quali future collaborazioni tra le due componenti della professione e quale evoluzione del tavolo?
Il tavolo dovrà auspicabilmente seguire lo sviluppo della proposta e gli impianti normativi correlati. Per quanto riguarda le future collaborazioni, voglio pensare che si apra un mondo di possibili interazioni in cui nessuna componente sia estranea alla altra. Potremmo concretamente immaginare percorsi di continuità per patologia, dalla formazione alla gestione integrata dei flussi informativi. Dove manca il feedback che restituisce la realtà assistenziale e che facilita l'integrazione nel percorso del paziente, si potrebbero fornire proposte e risposte con l'attivazione di progetti locali secondo format nazionali proposti dal tavolo. Auspicabile, infine, il monitoraggio da parte dei componenti del tavolo dell'attuazione e mantenimento degli obiettivi di lavoro sia a livello nazionale che nelle realtà locali.

Francesca Giani



discuti sul forum

ANNUNCI SPONSORIZZATI


Download Center

Principi e Pratica Clinica
Sacchetti E., Clerici M. La depressione nell'anziano
vai al download >>
separa
Principi e Pratica Clinica
Raccomandazioni sulla gestione della rinite allergica in farmacia
vai al download >>

SUL BANCO