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gen222014

Tè verde e antipertensivi: possibili interazioni negative

te verde

Il tè verde potrebbe interferire con alcuni farmaci, riducendo per esempio l’effetto antipertensivo del nadololo. È quanto emerge da uno studio preliminare giapponese pubblicato su Clinical pharmacology & therapeutics. «È già stato dimostrato che i succhi di frutta sono in grado di influenzare il modo in cui alcuni farmaci vengono metabolizzati, inibendone il trasporto nel sangue e alterando di conseguenza il livello di farmaco disponibile per raggiungere l’effetto previsto» ha detto Shingen Misaka, ricercatore della Fukushima medical university, ipotizzando che anche il tè verde, bevanda consumata in tutto il mondo, possa interagire con gli stessi meccanismi di trasporto. Per chiarire l’argomento Misaka e colleghi hanno studiato dieci volontari sani, invitati a bere acqua o tè verde per due settimane, e ad assumere successivamente una singola dose orale di nadololo, un betabloccante non selettivo che per la sua lunga emivita permette un'unica somministrazione giornaliera. Ebbene, rispetto ai soggetti di controllo, il gruppo che beveva tè verde ha mostrato un calo del 76% delle concentrazioni plasmatiche di nadololo, nonché un minore abbassamento dei livelli di pressione sanguigna rispetto a quelli misurati prima dell’assunzione del farmaco. «Esperimenti su colture cellulari suggeriscono che una molecola presente nell'epitelio intestinale è almeno parzialmente responsabile del trasporto intracellulare del nadololo» spiega il ricercatore giapponese, ipotizzando che alcuni componenti specifici del tè verde potrebbero inibire proprio questo trasportatore, riducendo l’assorbimento del nadololo a livello intestinale. Orientativamente si può ipotizzare che un paio di tazze di tè verde siano sufficienti per provocare questo effetto nell’uomo, mentre lo stesso non dovrebbe avvenire bevendo altri tipi di te, probabilmente perché la minore lavorazione cui sono sottoposte le foglie di tè per restare verdi ne mantiene elevato il contenuto in antiossidanti, cosa che non avviene con le procedure più complessa che trasformano le foglie in altri tipi di tè (come quello nero).


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