farmaci

giu192017

Terapia antiaggregante: negli over 75 indicato uso di Ppi

Terapia antiaggregante: negli over 75 indicato uso di Ppi
Nelle persone di età pari o superiore a 75 anni l'uso quotidiano di Asa (Acido acetilsalicilico) a lungo termine è legato a un rischio più elevato del previsto di emorragia invalidante o fatale, secondo un nuovo studio pubblicato su Lancet. «Sappiamo da un po' che l'Asa aumenta il rischio di emorragie nei pazienti anziani» spiega Peter Rothwell, dell'Università di Oxford nel Regno Unito, che ha guidato il gruppo di studio. «Ma il nostro nuovo lavoro ci dà una comprensione molto più chiara della dimensione del rischio e della gravità delle conseguenze» aggiunge.

The Oxford Vascular Study ha seguito 3.166 pazienti che in precedenza avevano avuto un ictus o attacco di cuore e che assumevano antiaggreganti, per lo più Asa; la metà dei pazienti aveva 75 anni o più all'inizio dello studio. In 10 anni, un totale di 314 pazienti sono stati ricoverati per sanguinamento e il rischio di emorragie, in particolare quello di sanguinamento fatale o invalidante, aumentava con l'età.
Per pazienti sotto i 65, il tasso annuo di sanguinamenti che necessitavano di ricovero era di circa l'1,5%, mentre nella fascia 75-84 anni saliva a circa il 3,5% e per pazienti di età superiore a 85 anni al 5%.
Per quanto riguarda il rischio di sanguinamento invalidante o fatale, nei pazienti di età inferiore ai 65 anni il tasso era inferiore allo 0,5%, per pazienti di età compresa tra 75 e 84 anni saliva a circa l'1,5%, e in pazienti di età superiore a 85 anni arrivava a quasi il 2,5%. Inoltre, anche gli esiti dei sanguinamenti peggioravano con l'età. Gli autori concludono che per i pazienti di età uguale o superiore a 75 anni la terapia antiaggregante può causare un sanguinamento importante gastrointestinale superiore che risulta invalidante o fatale quasi quanto l'ictus ischemico ricorrente, e quindi va utilizzata con attenzione e associata a un inibitore della pompa protonica, il cui utilizzo in questa popolazione di pazienti è giustificato dal rapporto beneficio/rischio.

«La prima conseguenza di questo studio è che il rapporto rischio-beneficio associato alla terapia antiaggregante a lungo termine deve essere valutato ogni 3-5 anni in pazienti di età superiore a 75 anni» afferma in un commento Hans-Christoph Diener, dell'Università di Duisburg-Essen in Germania che poi conclude: «La seconda conseguenza dello studio è il supporto per la necessità di utilizzare gli inibitori della pompa protonica in pazienti in terapia antiaggregante di età uguale o superiore a 75 anni o in pazienti con una storia di sanguinamento gastrointestinale».

The Lancet 2017. Doi: 10.1016/S0140-6736(17)30770-5
http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(17)30770-5/fulltext

The Lancet 2017. Doi: 10.1016/S0140-6736(17)31507-6
http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(17)31507-6/fulltext


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