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feb122016

Terapia del dolore: ancora troppa diffidenza sugli oppiacei

Terapia del dolore: ancora troppa diffidenza verso gli oppiacei
Timori ingiustificati. Barriere culturali. Cure inappropriate. Ecco le parole chiave intorno alle quali ruota oggi il dibattito sull'impiego degli oppiacei nella cura del dolore, come emerso da un incontro a Milano in occasione della presentazione di un nuovo dosaggio della combinazione ossicodone/naloxone. Secondo gli ultimi dati Efic 2015, in Europa, ogni anno si registrano circa 500 milioni di giornate di malattie legate a sintomi dolorosi e una persona su tre non riceve alcun trattamento. Il dolore cronico, in Italia, colpisce una persona su quattro con una durata media del sintomo pari a 7 anni. «Il dolore cronico è fonte di un deterioramento globale della persona, a livello fisico e psichico; nei casi più gravi, può arrivare anche a compromettere la riuscita delle terapie in corso» spiega Vittorio Guardamagna, direttore dell'unità di terapia del dolore e cure palliative, Istituto europeo di oncologia di Milano.

«Nei pazienti con tumore, per esempio, una condizione di sofferenza protratta e non controllata costringe a volte l'oncologo a interrompere la chemioterapia o il radioterapista a rinviare la seduta. È fondamentale, dunque, lenire il dolore, per motivi non solo etici ma anche clinici. Il problema è che, ancora troppo spesso, si ricorre a terapie poco appropriate: nel caso dei pazienti oncologici, accade una volta su due. Nonostante diversi warning di Aifa ed Ema, è tuttora diffuso l'impiego prolungato di Fans, che non andrebbero somministrati oltre le tre settimane, per la loro tossicità a livello gastrico, epatico, renale e cardiovascolare». I farmaci oppioidi, però, fanno ancora paura. «Nonostante i cambiamenti legislativi - afferma Enrico Polati, direttore del dipartimento di emergenza, terapie Intensive e terapia del dolore, Aoui Verona - non si risponde ancora in maniera adeguata ai reali bisogni dei malati. Permangono le vecchie barriere culturali che limitano l'accesso ai farmaci oppiacei, spesso a causa di timori ingiustificati. In realtà, i nuovi oppioidi hanno un profilo di efficacia e sicurezza superiore ai precedenti».

Combinazione a nuovo dosaggio
Su questo fronte, la novità di questi ultimi anni è l'associazione ossicodone/naloxone, che combina un oppiaceo al suo antagonista, consentendo, a parità di efficacia, una maggiore tollerabilità grazie all'effetto "antidoto" di naloxone a livello gastrointestinale, con riduzione di eventi avversi tipici quali stipsi, nausea e vomito. Da pochi giorni è disponibile anche in Italia la formula con dosaggio massimo giornaliero a rilascio prolungato (160/80 mg), approvata sulla base dei risultati dello studio Oxn 3505 condotto su 243 pazienti con dolore severo, correlato a patologia oncologica o cronico-degenerativa. Lo studio, randomizzato in doppio cieco, prevedeva il confronto tra un primo gruppo di pazienti, trattati con ossicodone/naloxone a dosi elevate, e un secondo gruppo, che assumeva alte dosi del solo ossicodone. In una successiva fase di estensione in aperto, tutti i partecipanti sono passati a ossicodone/naloxone (fino a 180/90 mg die). L'efficacia dei due trattamenti è apparsa sovrapponibile, a fronte di una migliore funzionalità intestinale registrata nel gruppo che assumeva la formulazione oppioide/antagonista. «Questi risultati - conclude Guardamagna - hanno consentito di innalzare il dosaggio massimo a 160/80 mg/die, per trattare anche le forme di dolore più severe, permettendo d'ora in poi al clinico di seguire con più flessibilità il paziente e rispondere meglio alle esigenze antalgiche che mutano nel tempo, con l'evolvere della patologia».
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