farmaci

feb102014

Terapia dell'asma, guida pratica per ottimizzarla

asma

PJ online ha deciso di rafforzare con precise indicazioni il ruolo che il farmacista può ricoprire nell’ottimizzazione di una terapia cronica come quella dell’asma, dato che le ricerche dimostrano che il 45% dei malati non ha un sufficiente controllo dell’asma, anche se è convinto del contrario. La rivista, edita dalla Royal pharmaceutical society britannica, ha così pubblicato il primo di una serie di medicines optimisation briefings, schede pratiche di supporto all’attività quotidiana del farmacista, dedicato alla gestione dei pazienti asmatici. Tra le molte istruzioni fornite ai colleghi di oltremanica, riassumiamo qui quelle che possono essere adottate anche nella realtà italiana. È importante avvertire i pazienti che devono assumere il farmaco sintomatico non appena sentono accorciarsi il respiro o un’oppressione al torace e non aspettare di avere difficoltà respiratorie gravi. Utile anche tenere in farmacia degli inalatori con placebo e sistemi per monitorare l’inalazione dell’aerosol, per fare delle prove con i pazienti e illustrare loro la corretta somministrazione dei farmaci. Prestare attenzione ai sintomi, non solo ai picchi di flusso, aiutandosi con le tre domande cruciali, secondo il Royal college of physicians, per monitorare il grado di controllo dell’asma: la scorsa settimana (o mese) ha avuto difficoltà a dormire a causa dei sintomi dell’asma (anche tosse)? Ha avvertito i sintomi usuali dell’asma (tosse, sibili, pressione toracica, mancanza di respiro) nel corso della giornata? La sua malattia ha interferito con il regolare svolgimento delle sue attività quotidiane (scuola, faccende domestiche, lavoro)? Una risposta positiva è indice di media morbilità, due o tre indicano una situazione di elevata morbilità. Per queste situazioni sarebbe opportuno organizzarsi in modo da poter segnalare al medico curante se il paziente non appare adeguatamente controllato, oppure se utilizza i farmaci “al bisogno” troppo frequentemente.
Entrando poi nello specifico dei dispositivi erogatori: assicurarsi che il distanziatore sia compatibile con l’inalatore in possesso del paziente, che egli sappia come usarlo, che lo pulisca correttamente e abbastanza spesso, che non sprechi i medicinali con inutili prove di caricamento o spruzzi a vuoto, che sappia quando e come cambiare l’inalatore.
Nel rapporto con il paziente invece è utile accertarsi che conosca la differenza tra farmaco preventivo e farmaco al bisogno e che sia consapevole della necessità di utilizzare regolarmente l’inalatore preventivo, anche quando sta bene. Informare il paziente sull’uso razionale degli steroidi inalatori: utilizzare il distanziatore e sciacquarsi la bocca subito dopo evita la comparsa degli effetti collaterali più comuni. Illustrare al paziente quali sono gli agenti scatenanti più comuni (granelli di polvere, pelo degli animali domestici) e come evitarli o controllarli. Incoraggiare il paziente verso stili di vita salutari, che comprendono il ricorso ai vaccini che possono essere utili, come quello antinfluenzale, e la disassuefazione dal fumo di sigaretta, che non solo peggiora i sintomi ma compromette anche la risposa ai corticosteroidi. Infine rammentare al paziente che dopo 3-6 mesi di condizioni stabili la terapia va comunque rivista con il medico. (E.L.)


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