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feb62016

Terapia dolore in pediatria, indagine: in Italia un quadro con luci e ombre

Terapia dolore in pediatria, indagine: Italia ha un quadro con luci e ombre
È in chiaroscuro la fotografia della realtà italiana relativa all'approccio ai bambini che si presentano in Pronto Soccorso con dolore. I dati che emergono da un'indagine promossa dal Gruppo Piper (Pain in Pediatric Emergency Room) mostrano da una parte che l'intensità del dolore è stata misurata solo nel 25% dei casi e che una terapia analgesica è stata somministrata il 47% delle volte, spesso però in maniera tempestiva, ma anche che c'è una complessiva soddisfazione dei genitori per come il bambino è stato preso in carico. La survey è stata realizzata il 26 e 27 settembre 2015 in 29 Pronto Soccorso italiani distribuiti in tutto il territorio nazionale; in tale occasione sono stati intervistati 644 bambini, dell'età media di 7 anni, e 923 adulti loro accompagnatori con l'obiettivo di capire come viene percepita e valutata la presa in carico da parte degli operatori sanitari del dolore del bambino. «Agli occhi dei genitori il personale dei Pronto Soccorso è apparso molto (57%) o abbastanza (38%) attento al dolore del loro bambino -dice Angelo Pennella della Facoltà di Medicina e Psicologia, Università di Roma "Sapienza" -. La misurazione del dolore è risultata un elemento di criticità tanto che solo un quarto dei genitori intervistati ha riferito che gli operatori hanno misurato il dolore». Un'osservazione interessante riguarda le differenze osservate fra le diverse aree geografiche: la misurazione del dolore veniva effettuata con maggior frequenza nei Pronto Soccorso del sud Italia rispetto a quelli del nord. Un'altra differenza era relativa alla figura professionale che si era presa carico del dolore del bambino: negli ospedali del centro sud era il medico, mentre in quelli del nord si trattava prevalentemente del team, quindi sia dei medici sia degli infermieri. «Un'altra domanda era relativa al trattamento del dolore - aggiunge Pennella -. I genitori dicono che, più o meno nella metà dei casi, i figli hanno ricevuto un trattamento e, altro dato interessante e positivo, che nella metà dei casi il tempo di intervento era stato breve, inferiore ai venti minuti, mente un altro terzo dei bambini lo aveva ricevuto in tempi un po' più lunghi, ma comunque contenuti, fra 20 e 40 minuti». Complessivamente la valutazione degli accompagnatori di come gli operatori hanno risposto alle esigenze dei bambini è stata nettamente positiva: il 53% dei genitori si è detto molto soddisfatto e il 42% abbastanza soddisfatto. Un aspetto estremamente interessante è relativo ai fattori che condizionano il giudizio. «Abbiamo pensato di correlare la soddisfazione con la percezione della presa in carico, dell'attenzione al dolore - dice il ricercatore -. Ed esiste una correlazione diretta, statisticamente significativa, a prescindere che venga fatta o meno la terapia». Un elemento che sembra condizionare l'atteggiamento degli operatori è l'adesione alle Raccomandazioni sulla gestione del dolore. La loro adozione si traduce infatti in un maggior interesse nei confronti del dolore del bambino, in una maggior propensione a misurarne l'intensità, in una non esclusività del medico nell'attenzione a questo sintomo e in un maggior interesse dell'adulto accompagnatore nei confronti della comprensione e misurazione del dolore provato dal bambino. A tale proposito il Gruppo Piper, sostenuto da un contributo incondizionato di Angelini, ha in previsione la pubblicazione a breve di nuove raccomandazioni rivolte agli operatori dei Pronto Soccorso. «Nel 2015 abbiamo redatto un primo set di raccomandazioni - dice Franca Benini, Responsabile Centro Regionale veneto Terapia antalgica e Cure palliative pediatriche, Università di Padova e Responsabile scientifico del Gruppo Piper - Quelle di prossima pubblicazione riguardano tipologie di dolore o molto frequenti (il dolore da trauma e addominale) o particolarmente complesse (il dolore da anemia falciforme e nel bambino disabile). La fondamentale linea d'indirizzo è che il dolore vada sempre considerato, misurato e trattato».

Franco Marchetti
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