Sanità

dic42014

Tessera professionale europea, i farmacisti faranno da apripista

Tessera professionale europea, i farmacisti faranno da apripista
I farmacisti sono tra i professionisti che per primi sperimenteranno la tessera professionale europea. Infatti, insieme a infermieri e fisioterapisti e altre figure non sanitarie, i farmacisti sono inseriti in un progetto pilota, in attesa del 18 gennaio 2016, quando un nutrito numero di professioni potranno disporre di questa tessera, una delle novità principali della nuova direttiva 2013/55 sul riconoscimento delle qualifiche professionali.
La scelta delle cinque professioni è stata effettuata dalla Commissione europea che, nel recente "Forum del Mercato Unico 2014 - La tessera professionale europea", le ha individuate al termine di un'ampia consultazione che ha coinvolto autorità, organizzazioni dei datori di lavoro e rappresentanze degli ordini e dei collegi professionali.
Scopo della tessera è facilitare il riconoscimento delle qualifiche professionali grazie a un maggiore coinvolgimento delle autorità competenti nei paesi d'origine dei professionisti e attraverso l'uso di procedure elettroniche. Le professioni per le quali sarà possibile richiedere la tessera sono individuate secondo criteri precisi: quando esiste una significativa mobilità, effettiva o potenziale nella professione interessata; quando esiste un sufficiente interesse delle parti interessate e quando la professione o l'istruzione e la formazione che portano alla professione sono regolamentate in un numero sufficiente di Stati membri.
Come ha spiegato Martin Frohn, internal market, industry and Smes della Commissione Ue nel suo intervento, «il progetto punta a essere esteso anche ad altre categorie, quali medici e ingegneri, per le quali sono in corso le consultazioni». La speranza comunque è che la tessera raggiunga davvero l'obiettivo di favorire quella mobilità dei lavoratori che finora stando ai numeri, almeno in Italia, ha scarseggiato: dal 2005 al 2013 sono state solo 14.264 (di cui il 79% positive), le decisioni sui riconoscimenti in Italia, cioè il 5% rispetto alle oltre 300 mila che invece hanno interessato gli altri paesi membri nello stesso periodo preso in considerazione.

Renato Torlaschi

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