Test diagnostici in farmacia. Gestione di consenso informato, referto online, privacy. Le indicazioni operative
Dai farmacisti c'è richiesta di informazioni su come condurre al meglio il servizio di test diagnostici, dalla trasmissione dell'esito alla gestione del paziente. Ecco le indicazioni operative
Sono in aumento in farmacia i test diagnostici che prevedono il prelevamento di campione biologico a livello nasale, salivare o orofaringeo e, in particolare, quello per la rilevazione dello streptococco risulta essere ancora molto richiesto. A fronte della crescita, in alcune regioni, delle farmacie che li offrono, da alcuni farmacisti arrivano richieste di informazioni su come condurre al meglio il servizio, dalla trasmissione dell'esito alla gestione del paziente.
Test diagnostici: sempre più farmacie si organizzano per effettuarli
Come si ricorderà, a stabilire il quadro operativo è il Protocollo nazionale del 28 luglio 2022 - tra Governo, Regioni e sigle delle farmacie. "Le attività di somministrazione dei test diagnostici" vi si legge "sono eseguibili in area interna alla farmacia, purché separata dagli spazi destinati allo svolgimento delle attività di dispensazione del farmaco in modo tale da garantire la riservatezza degli utenti, nonché in apposite aree, locali o strutture esterne. È comunque consentito somministrare il test diagnostico a farmacia chiusa", ma c'è anche la possibilità che "due o più farmacie, di proprietà di soggetti differenti, possano esercitare in comune tali servizi sanitari, previa stipula di un contratto di rete". Gli spazi eventualmente utilizzati "devono ricadere nell'ambito della sede farmaceutica di pertinenza di una delle farmacie aderenti al contratto di rete prevista in pianta organica". Il "titolare di farmacia o il direttore responsabile devono adottare misure di sicurezza a tutela della salute dei lavoratori e degli utenti" e, come ricordato da Federfarma, in una comunicazione, resta la necessità di comunicare preventivamente all'Azienda sanitaria locale competente l'intenzione di effettuare i test.
Prima della somministrazione va acquisito il consenso informato
In merito alla fase di somministrazione, un aspetto importante riguarda il consenso informato. La normativa, fa il punto Federfarma, impone che "ogni persona abbia il diritto di essere informata riguardo ai benefici e ai rischi degli accertamenti diagnostici". Secondo quanto prevede il Protocollo, "tali informazioni possono essere fornite dal farmacista anche in forma orale e riguardano la tipologia di test da somministrare, eventuali rischi e il significato di un esito positivo o negativo". Al riguardo, il consiglio da parte di Federfarma è di "munirsi della prova" scritta "dell'espressione del consenso da parte del cittadino", utilizzando il modulo predisposto. "Non esiste una normativa che imponga una durata della conservazione di tale modulistica. Tuttavia, per una massima tutela della farmacia in caso di contenziosi, sarebbe opportuno conservarla per la durata della prescrizione civilistica (10 anni). La farmacia può gestire e conservare i consensi informati anche in forma dematerializzata".
Consegna dell'esito e privacy: ecco a cosa prestare attenzione
Un altro aspetto concerne poi la trasmissione del referto: "il Protocollo stabilisce che la farmacia che somministra i test diagnostici consegni all'assistito il referto o attestato di esito anche in formato digitale". Qualora si propenda per quest'ultima modalità, va acquisito "dal paziente un consenso distinto e specifico". Secondo quanto ha indicato il Garante della privacy nelle Faq dedicate, per referto online si intende un documento rilasciato tramite "Fascicolo sanitario elettronico, sito Web, posta elettronica anche certificata, supporto elettronico". In caso di utilizzo di posta elettronica, "il referto dovrà essere spedito in allegato a un messaggio e-mail e non come testo compreso nel corpo del messaggio. Il file contenente il referto dovrà essere protetto, per esempio con una password". Le uniche indagini che non possono essere trasmesse con modalità digitali sono quelle che "riguardano accertamenti relativi ad indagini genetiche o all'HIV".
Infine c'è il tema della privacy: "La farmacia che somministra test diagnostici in regime privatistico" continua Federfarma "eÌ titolare del trattamento e deve rendere una informativa, che può essere esposta in farmacia o messa a disposizione del paziente. È sufficiente comunque che il paziente, nell'ambito del modulo relativo al consenso informato, dia atto di aver preso visione dell'informativa".
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A cura di Redazione Farmacista33
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