Sanità

apr292020

Test sierologici, aumentano campagne di screening. Il punto sull'utilizzo dai cittadini

Test sierologici, aumentano campagne di screening. Il punto sull’utilizzo dai cittadini

È iniziata la campagna di screening attraverso i test sierologici in alcune aree. Restano aperte ancora molte domande, tra cui quelle sulla validità e sull'utilizzo da parte dei cittadini

È iniziata la campagna di screening attraverso i test sierologici in alcune aree - oggi in partenza Milano - mentre dal 4 maggio si inizierà con la fornitura nazionale di 150mila test. Intanto, in una circolare della settimana scorsa, la Regione Lombardia fa chiarezza sulle categorie che prioritariamente devono essere sottoposte a test, mentre, al momento, «ne proibisce l'esecuzione nei centri privati a causa dell'attuale carenza dei reagenti necessari». Ma restano aperte ancora molte domande, tra cui quelle sulla validità e sull'utilizzo da parte dei cittadini.


Fornitura di test al pubblico? Il parere del Ministero e della Commissione Europea

Di recente, sul tema è intervenuta anche la Commissione europea che ha cercato di fare chiarezza, come sottolineato in una circolare di Federfarma: «Per quanto riguarda i test sierologici, si trovano abbondantemente sul mercato, ma la loro efficacia per la diagnosi precoce del covid-19 è molto limitata, in quanto la presenza di anticorpi nel sangue del paziente diventa rilevabile solo diversi giorni dopo l'infezione. Inoltre, dato che gli anticorpi persistono per un certo periodo di tempo dopo la scomparsa dell'infezione, non forniscono una risposta definitiva sulla presenza o sull'assenza del virus e non sono adatti per valutare se l'individuo sottoposto a test possa essere contagioso per gli altri. Tuttavia potrebbero rivelarsi essenziali per effettuare indagini siero-epidemiologiche su ampia scala sulla popolazione». In merito ai «test commerciali provvisti di marcatura CE, sono generalmente test automatizzati non rapidi e alcuni cominciano ad essere disponibili sotto forma di dispositivi portatili». Ma, va detto che «non è legalmente consentito mettere a disposizione di utilizzatori profani, ad esempio tramite farmacie o sul web, dispositivi destinati all'uso professionale».


Autodiagnosi, ancora dubbi dall'Europa

Al contempo, «in questa fase, le autorità degli Stati membri non sono generalmente favorevoli all'uso di test autodiagnostici, per i quali per altro sono particolarmente importanti le buone prestazioni, essendo destinati agli utilizzatori profani, che, privi di formazione, potrebbe incontrare difficoltà nella corretta interpretazione del risultato e delle relative implicazioni». Sul punto era intervenuto anche il Ministero - che sta lavorando alla lista dei test attendibili - in una nota del 3 aprile: «Il risultato qualitativo ottenuto su un singolo campione di siero non è sufficientemente attendibile per una valutazione diagnostica, in quanto la rilevazione della presenza degli anticorpi mediante l'utilizzo dei test rapidi non è comunque indicativo di un'infezione acuta in atto, e quindi della presenza di virus nel paziente e rischio associato a una sua diffusione nella comunità. Inoltre, per ragioni di possibile cross-reattività con altri patogeni affini come altri coronavirus umani, il rilevamento degli anticorpi potrebbe non essere specifico della infezione da SARS-CoV2». Per altro «tali test, qualora non marcati CE, come dispositivi per test autodiagnostici, non possono essere usati da chi non abbia qualificazione/competenza nel merito e, pertanto, l'eventuale fornitura al pubblico generale sarebbe incoerente con la loro destinazione d'uso».


Lombardia al via. Farmacisti compresi in prossima tranche

A ogni modo, in attesa del 4 maggio, quando partirà la somministrazione dei 150mila test sierologici oggetto della gara nazionale, alcune regioni, come si sa, hanno già avviato campagne di screening. Per quanto riguarda la Lombardia, come riferisce la Regione, «da giovedì scorso vengono effettuati in 14 centri prelievi lombardi delle province di Bergamo, Brescia, Lodi e Cremona, dal 29 le analisi vengono estese a tutta la Regione». Il test, da il punto anche l'Ordine di Milano, «viene proposto in questa prima fase ad una quota di popolazione che si trova in isolamento fiduciario al domicilio. Inoltre può essere utilizzato a integrazione del programma di monitoraggio/screening che coinvolge gli operatori sanitari, che è rivolto in prima istanza al personale che opera nelle aree di Pronto Soccorso e con utenti particolarmente fragili (pazienti ematologici, oncologici, dializzati, trapiantati e immunodepressi) e poi via via su tutti gli altri operatori sanitari ad eccezione dei soggetti sintomatici che continueranno a seguire il percorso classico di tampone e successivo rientro in attività solo con doppio tampone negativo. Ne discende che gli altri operatori sanitari, compresi dunque i farmacisti, saranno sottoposti al monitoraggio in una fase successiva». Al momento, si legge in un'altra circolare, «la Regione Lombardia ha proibito l'esecuzione dei test nei centri privati a causa dell'attuale carenza dei reagenti necessari». Di recente, anche l'Emilia-Romagna ha ricapitolato le indicazioni, che «vietano i test sierologici rapidi su privati cittadini e la commercializzazione dei medesimi per autodiagnosi, circoscrivendo l'ambito di utilizzo a progetti, appositamente definiti, presentati dai datori di lavoro e redatti con la collaborazione dei medici competenti operanti in azienda». Nel dettaglio, spiega la Regione, «coerentemente con la circolare ministeriale 11715/20 e con le disposizioni dei NAS e delle ordinanze regionali, è vietata la possibilità per i laboratori privati autorizzati all'esercizio (ex LR 34/98 - 4/2008 - 22/2019) di offrire l'esecuzione dei test sierologici per SARS-CoV-2 all'utenza. Pertanto, a tutt'oggi, nessun laboratorio di analisi privato può eseguire questi test sierologici».

Francesca Giani
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