Sanità

feb62021

Test sierologici e tamponi rapidi in farmacia, risvolti fiscali e gestione dello scontrino

Test sierologici e tamponi rapidi in farmacia, risvolti fiscali e gestione dello scontrino

L'esecuzione dei test sierologici o antigenici rapidi nelle farmacie in regime privatistico pongono una serie di problematiche di natura fiscale e amministrativa

L'esecuzione dei test sierologici o antigenici rapidi nelle farmacie in regime privatistico, sia pure con un prezzo concordato e calmierato, su cui stanno partendo iniziative in varie Regioni - di recente l'Emilia Romagna -, pongono alle farmacie una serie di problematiche, non da ultimo criticità applicative di natura fiscale e amministrativa. A lanciare il monito è Stefano De Carli, commercialista dello Studio Luce di Modena, che, spiega: «Il proliferare di provvedimenti in materia di Iva, la difficoltà a individuare il tipo di prestazione attribuibile alla farmacia e la diversità degli accordi regionali stipulati sui vari territori rendono difficoltoso codificare in modo lineare gli adempimenti certificativi di cui si devono fare carico i farmacisti». Ma come gestire tali iniziative?

Screening Covid: i nodi aperti di natura fiscale e amministrativa

Tante sono le questioni aperte e tra queste, spiega De Carli dalle pagine di Punto Effe, «la prima che si pone ai titolari consiste nel determinare se lo screening debba essere considerato in toto una prestazione di servizi qualora la farmacia, pur effettuando il test nei propri locali, si faccia carico dell'approvvigionamento dei materiali. Si tratta della situazione più usuale disciplinata dagli accordi regionali. Per quanto ci riguarda, la risposta è affermativa: la prestazione del farmacista - che, oltre a portare chiaramente la propria assistenza, competenza, professionalità ed esperienza, predispone locali idonei, cura la sicurezza propria e dell'assistito e provvede al tracciamento - è da considerarsi prevalente rispetto alla fornitura del test, che rimane una cessione accessoria, alla stregua peraltro di quanto accade per altri tipi di analisi che la farmacia può proporre ai suoi pazienti».

Applicazione dell'Iva e le varie normative

Ma proprio da tale conclusione discendono una serie di ricadute, con «un'immediata conseguenza sull'applicazione delle aliquote Iva». Analizzando le prese di posizione dell'Agenzia dell'Entrate in varie occasioni «dal nostro punto di vista possiamo dire che l'aliquota prevista per la prestazione del servizio effettuata dal farmacista attrae quella riferibile alla fornitura del bene». A questo punto «sono diversi gli elementi che occorre considerare. Il decreto Rilancio (articolo 124, comma 1, del Dl 19 maggio 2020 n. 34) prevede l'aliquota "Iva zero", con diritto alla detrazione d'imposta, (impropriamente detta "esente") sino al 31 dicembre 2020 e al 5 per cento per la "strumentazione per diagnostica per Covid-19". Inoltre, la Legge Bilancio 2021 (30 dicembre 2020 n. 178 - articolo 1, comma 452) dispone la proroga dell'aliquota "Iva zero" su dette strumentazioni sino al 31 dicembre 2022 e amplia sino alla medesima data l'applicazione dell'aliquota "Iva zero" anche alle "prestazioni di servizi strettamente connesse a tale strumentazione", con ciò uniformando di fatto tutti gli eventuali "componenti" del rimborso concordati a livello regionale». Infine, c'è da considerare «la possibilità dell'effettuazione presso le farmacie da parte di un farmacista di test diagnostici che prevedono il prelievo di sangue capillare (articolo 1, comma 420): estendendo l'operatività del farmacista, tale previsione fa venire meno i motivi di incertezza interpretativa derivanti dalla lettura della risoluzione n.60E dell' Agenzia delle Entrate del 12 maggio 2017, che stabiliva che "laddove le prestazioni nell'ambito dell'autocontrollo siano eseguite direttamente dal paziente tramite apparecchiature automatiche disponibili presso la farmacia, senza l'ausilio di un professionista sanitario, viene meno il requisito soggettivo dal quale dipende l'esenzione Iva". È nostro avviso quindi che l'esenzione Iva (ex art. 10 comma 1 punto 18 del Dpr 633/1972) si estenda a molte tipologie di prestazioni».

Test non a carico del Ssn: la certificazione fiscale al cittadino

Per quanto riguarda poi la certificazione fiscale «per le spese sostenute dai cittadini nelle Regioni in cui non è prevista l'assunzione in carico da parte del Sistema sanitario nazionale, la prestazione dovrà essere documentata o con l'emissione del documento commerciale (ex scontrino), soluzione preferibile, o con fattura, se richiesta dal cliente. Il consiglio, a ogni modo, è di battere lo scontrino nel comparto dei servizi esenti con apposita dicitura. Non essendo però prevista una apposita codifica per suddividere le operazioni ad aliquota zero con quelle in esenzione (entrambe devono essere classificate col codice natura N04) si pone il problema del pro-rata di indetraibilità Iva che verrebbe a essere conteggiato anche su operazioni con Iva a zero. Al momento l'unico rimedio proponibile potrebbe essere quello di estrapolare dal proprio gestionale, che dovrebbe prevedere una apposta funzione, la somma delle prestazioni relative a Covid-screening, in modo particolare quelle certificate da scontrino, per dare modo allo studio commerciale che segue la contabilità della farmacia di operare le apposite variazioni in sede di dichiarazione Iva, sottraendole dal totale di quelle di vera esenzione».

Approvvigionamento dei materiali e cessioni ai cittadini

Infine, «l'approvvigionamento dei materiali necessari a effettuare i test non deve essere considerato materiale destinato alla rivendita trovando un'allocazione in bilancio con voce differente; di conseguenza non deve rientrare negli acquisti posti a base della "ventilazione" dei corrispettivi». Del tutto diverso «è il trattamento per quelle forniture di strumentazione per diagnostica Covid vendute a professionisti della sanità o a privati cittadini (quando consentito) senza eseguire il test in farmacia: in tali casi siamo in presenza di cessioni di beni e non di prestazioni di servizi per cui si rientra, fermo restando il regime di aliquota Iva zero, a tutti gli effetti nella "ventilazione". Dovrà quindi essere cura del farmacista segnalare al professionista che si occupa della contabilità che si tratta di materiale destinato alla rivendita».

Francesca Giani
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