Sanità

giu272017

Tirocini, l'esperto: attivabili solo per avvio a professione. Ordini vigilino e intervengano

Tirocini, l’esperto: attivabili solo per avvio a professione. Ordini vigilino e intervengano
Il tirocinio è un utile strumento di formazione e approccio al lavoro che può essere attivato soltanto nei limiti di quelle che sono le previsioni di legge e secondo la finalità che ne è alla base. E il recente accordo Stato-Regioni sulle linee guida in materia di fatto rimarca con chiarezza questo concetto, che comunque era già presente nella normativa. A dirlo Paola Ferrari, dell'omonimo studio legale, che spiega: «Il tirocinio è finalizzato all'ingresso al lavoro, si tratta di un primo approccio alla professione da parte di un giovane all'inizio del suo percorso. Il tirocinante, di conseguenza, è legittimo che faccia per un tempo limitato un percorso formativo ed inizi a prendere confidenza con una professione sempre più difficile in un ambiente dove si maneggiano anche sostanze estremamente delicate. Una cosa però è il tirocinio ed altro è essere pagati come tirocinanti per svolgere attività subordinata di lavoro subordinato. Qualunque applicazione che esoneri questi limiti e queste finalità rientra in un utilizzo distorto dello strumento e legittima il giovane farmacista a tutelare i propri diritti presso il giudice del lavoro per la tutela del suo diritto ad una retribuzione sufficiente ai sensi dell'art. 36 della Costituzione».

Come ben è stato sottolineato nelle premesse dell'Accordo Stato Regioni sulle linee guida, «si tratta purtroppo di una pratica presente nella nostra come in altre professioni della sanità e in altri ambiti lavorativi. Ben venga quindi l'Accordo, che ha rimarcato con forza il concetto, dando forse uno strumento di maggiore chiarezza agli Ordini qualora volessero intervenire. Ci auguriamo che, a maggior ragione, dopo questa posizione delle Regioni si diffonda un uso più consono di questo strumento. Detto questo, è bene ricordare ai giovani che, nel caso in cui, a fronte di un tirocinio, svolgano invece normale attività lavorativa, hanno tutto il diritto di vedere riconosciuto il rapporto subordinato e questo vale per il futuro come per il passato. Credo che su questo gli Ordini debbano vigilare e intervenire quando un titolare utilizzando uno strumento contrattuale distorto leda la dignità del giovane professionista. Il codice deontologico impone ai farmacisti comportamenti corretti nei rapporti con gli altri professionisti ed anche con i tirocinanti. Non si può pensare che il giovane farmacista che lavora, magari su un territorio piccolo, possa da solo mettersi contro i titolari che operano in quella zona. Per questo chi inizia deve essere supportato dalle associazioni professionali come per esempio le associazioni locali, quali le Agifar, vigilino con attenzione e siano di supporto ai giovani».

Per quanto riguarda l'operatività dell'Accordo Stato-Regioni, «è richiesta una formalizzazione, un recepimento nelle normative regionali, che piano piano sta arrivando in molte regioni. Ma, lo ribadisco ancora, limiti e finalità di tale strumento sono già previsti nella normativa e di fatto, la regolamentazione contenuta nell'Accordo non va intesa come una modifica o una novità».

Francesca Giani


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