Sanità

mar132019

Trasparenza prezzi farmaci, le repliche di Farmindustria e Assogenerici

Trasparenza prezzi farmaci, le repliche di Farmindustria e Assogenerici
«La ricerca farmaceutica è quasi interamente finanziata dalle imprese: a cominciare dagli oltre 700 milioni all'anno destinati alle strutture pubbliche per gli studi clinici. Il valore della nostra produzione farmaceutica ha consentito all'Italia di essere prima in Europa. Per questo le imprese chiedono che siano riconosciuti e valorizzati gli investimenti che continuano a realizzare nel Paese pur a fronte di una spesa per medicinali inferiore agli altri Big Ue. E di certo non in una logica di "ricatto", un termine improprio e gravemente offensivo che le imprese non possono accettare». Così in una nota Farmindustria risponde alle dichiarazioni del ministro della Salute Giulia Grillo, nel corso della presentazione della risoluzione inviata all'Oms dal Ministero, su trasparenza dei costi e sviluppo dei medicinali.
Apprezzata la disponibilità al confronto offerta dal Ministero, Farmindustria sottolinea la necessità di ricordare «che la determinazione del prezzo dei farmaci nel nostro Paese è frutto di analisi dei dossier da parte dell'Agenzia italiana del Farmaco (Aifa), negoziazione con l'azienda produttrice, accordo, contratto tra le parti. Passaggi lunghi - dalla Commissione Tecnico Scientifica (Cts) al Comitato Prezzi e Rimborso (Cpr) di Aifa - ed estremamente scrupolosi. Infatti, i prezzi sono il risultato di negoziazioni che si firmano in due, che portano a prezzi più bassi rispetto agli altri paesi Ue. Per chi paga (Stato, Regione, Asl) i prezzi e gli sconti sono assolutamente trasparenti e quindi non segreti, come sottolineato sulla stampa. La riservatezza della procedura serve solo a tutelare l'accordo raggiunto, che prevede lo sconto a vantaggio del Servizio Sanitario Nazionale. Garantendo una più efficace competizione tra aziende, un accesso più rapido alla cura da parte dei pazienti e limitando il fenomeno dell'esportazione parallela, dovuto proprio ai prezzi più bassi che altrove. E non va dimenticato il fatto che gli sconti negoziali molto diffusi aiutano a contenere la spesa su una larga parte del mercato». Oltre alla negoziazione del presso con gli organi deputati, non sono da trascurare «altri sconti fissati per legge del 5%+5%, a cui si aggiunge in alcuni casi un ulteriore taglio dell'1,83%", ai quali aggiungere gli sconti derivanti dal payback, che prevede il versamento di "ingenti somme" da parte delle imprese, derivanti dal rimborso condizionato al risultato del trattamento, in particolare sui medicinali innovativi. "Il rispetto degli accordi - e quindi dei rimborsi - da parte delle aziende è garantito dai registri Aifa, strumenti che assicurano il monitoraggio continuo dei pazienti in trattamento sia per l'appropriatezza terapeutica sia per i risultati delle cure. I registri, a uso esclusivo di Aifa, sono a costo zero per l'Agenzia, perché a carico delle imprese».
L'unicità della situazione italiana è sottolineata dal fatto, continua la nota Farmindustria, che «il 35% dei contratti mondiali di questo tipo sono in essere in Italia. Gli altri Paesi europei hanno quote sotto il 5%». Inoltre "dal 2013 le imprese sono costrette a pagare quote di sforamento dei tetti di spesa palesemente sottofinanziati. Con un'ulteriore riduzione di fatto dei prezzi».
Considerati gli sconti elencati, «il prezzo effettivo dei farmaci è molto più basso di quello che appare e di sicuro il più basso in Europa».
Sulla prospettata revisione del prontuario terapeutico, Farmindustria ribadisce la disponibilità delle imprese «a portare esperienze e proposte anche su questa tematica per contribuire a individuare le scelte che rimangono ovviamente di competenza delle Istituzioni». Un intervento in questa materia «non può essere realizzato con logiche economicistiche. Tanto più che si tratta di farmaci a costi molto contenuti, con ricavi medi per l'industria di 5 euro a confezione, che equivalgono a pochi centesimi di terapia al giorno».

Sulla vicenda interviene anche Assogenerici, con il suo presidente Enrique Hauserman: «Siamo una parte dell'industria farmaceutica e non possiamo che respingere le accuse di ricatto fatte a tutto il settore nelle parole del direttore dell'Agenzia del farmaco, istituzione con la quale le nostre aziende si trovano a dialogare e operare quotidianamente».
Il riferimento è all'intervista rilasciata al Fatto Quotidiano dal Dg dell'Aifa Luca Li Bassi, il cui linguaggio è definito «non accettabile» e comunque molto differente da quello adottato dall'Agenzia durante il primo incontro sui temi della governance avvenuto nelle scorse settimane.
Quanto alle intenzioni del ministro Grillo, che vorrebbe «varare entro fine marzo il decreto di revisione dei criteri per la contrattazione dei prezzi», Hausermann fa presente che Assogenerici ha presentato «un documento contenente proposte concrete che mirano a velocizzare un'Agenzia bloccata sulle più semplici procedure autorizzative e negoziali e speravamo di poterci confrontare sul merito. Governance farmaceutica significa garantire la sostenibilità della spesa grazie ad una industria competitiva che sia messa nelle condizioni di programmare e continuare a fornire i farmaci essenziali per i pazienti grazie ad un quadro certo ed equo».
Assogenerici intende proseguire il confronto nel merito delle soluzioni proposte, ma «la parte pubblica ci sarà?».
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