Sanità

mag222019

Triptorelina e disforia di genere, da audizioni al Senato invito alla cautela su farmaco

Triptorelina e disforia di genere, da audizioni al Senato invito alla cautela su farmaco

Triptorelina e disforia di genere, in corso audizioni al Senato con il coinvolgimento di specialisti

Dopo le polemiche scatenate dal via libera dell'Aifa alla prescrivibilità e alla rimborsabilità della triptorelina, il farmaco che blocca la pubertà nei casi di disforia di genere, il dossier è arrivato in Senato. Da qualche settimana, infatti, in commissione Sanità di Palazzo Madama sono in corso le audizioni degli esperti in materia. Le ultime hanno visto il coinvolgimento del neurochirurgo e psichiatra Massimo Gandolfini, primario dell'ospedale Poliambulanza di Brescia diAnna Maria Nicolò, presidente della Società psicoanalitica italiana e infine di Alfredo Mantovano, consigliere della Corte Suprema di Cassazione e vicepresidente del Centro studi "Rosario Livatino". Gandolfini ha invitato alla prudenza: «A fronte degli interrogativi circa l'efficacia e la sicurezza di questi trattamenti - si legge nella sua relazione - non è possibile emettere una sentenza compiuta e non si comprende come l'impiego della triptorelina possa uscire dai vincoli bioetici imposti per i protocolli sperimentali in età pediatrica", primo fra tutti il "principio di precauzione». Il Professore ha inoltre ricordato che questo principio è stato ribadito in molti trattati internazionali e che la Commissione europea ne ha sottolineato la centralità nelle linee guida (Esso "si applica in condizioni di incertezza scientifica" e "riflette l'esigenza di intraprendere delle azioni a fronte di un rischio potenzialmente serio"). Secondo le valutazioni di Gandolfini, dunque, la situazione è di incertezza scientifica circa l'utilità clinica del blocco della pubertà nel trattamento di minori con diagnosi certa di disforia di genere. Sarebbe quindi legittimo e opportuno assumere un atteggiamento cautelativo. Anna Maria Nicolò, nel corso del suo intervento al Senato, ha ricordato che, nonostante i progressi compiuti, «i meccanismi alla base della disforia di genere sono ancora sconosciuti». Citando uno studio del 1968 di Stoller, ha messo al centro la definizione stessa di identità di genere, che, secondo lo studioso tirato in ballo, «dipende non solo dall'anatomia ma anche è condizionata dall'ambiente: i genitori, i fratelli e dal contesto». Parole che hanno un peso, soprattutto se si pensa alle modalità con cui deve avvenire la diagnosi, che ricordiamo essere state fissate dall'Aifa in un'ottica stringente e molto circoscritta. Da fonti interne alla commissione Sanità, peraltro, trapela che la ratio di Aifa è stata quella di trattare la disforia di genere come una malattia rara e quindi non ci sarebbe il rischio di una prescrizione selvaggia del farmaco. Tornando all'audizione di Nicolò, la presidente degli psicanalisti ha messo in luce un aspetto importante: sui disturbi di identità di genere e sull'incidenza di essi al momento non esisterebbero dati statisticamente attendibili sulla popolazione italiana e a livello europeo lo studio più recente, che è olandese, risalirebbe alla fine degli Anni '90. Nel nostro Paese, sempre secondo Nicolò, «per dati riferiti oralmente, sembra esistere un progressivo aumento dei soggetti che chiedono di avere un'identità gender fluid o gender queer o che si identificano con un genere neutro». Nel 2012 l'Associazione Human rights campaign ha intervistato 10mila tra donne omosessuali, bisessuali e transgender adolescenti statunitensi tra i 13 e i 17 anni e ha scoperto che il 6% si definisce gender fluid. A proposito dei rischi del blocco della pubertà, l'esperta ha rilevato che potrebbe "influire sullo sviluppo del corpo, altezza, sull'osso", oppure "cristallizzare una personalità che dovrebbe mantenere la propria mobilità" e, ancora, "privare il bambino di un'esperienza appropriata alla sua età", o "sollecitare una scelta onnipotente di sospendere il tempo o raggiungere un corpo e un sé idealizzato". Insomma, la questione triptorelina è delicata e complessa, e il dossier ora in Senato lo sta dimostrando. Il terzo relatore dell'ultima tornata, Alfredo Mantovano, ha posto l'attenzione sulla questione del metodo, rilevando che «nel caso della triptorelina mancano sia gli studi clinici» per valutarne l'efficacia e la sicurezza, «sia i follow-up a lungo termine per evidenziare eventuali rischi a seguito della sua prolungata somministrazione». Le prossime audizioni, che si spera chiariranno con maggiore completezza il quadro della situazione, si terranno dopo il 26 di maggio, in attesa che l'affare assegnato giunga in aula al Senato.

Maria Elena Capitanio
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