Sanità

nov32015

Uccp, Sindacati medici: troppa difformità locale, lontani da integrazione ospedale-territorio

Uccp, Sindacati medici: troppa difformità locale, lontani da integrazione ospedale-territorio
Una disomogeneità nella realizzazione del modello, non solo tra una regione e l'altra, ma anche tra Asl di una stessa regione, una integrazione ospedale e territorio - tra i principali obiettivi delle esperienze - che stenta a realizzarsi, un rapporto tra sede, bacino di riferimento e territorio che varia localmente, anche perché spesso si utilizzano presidi già esistenti e la composizione professionale rappresentata non si appoggia a un modello unico. È questo un primo bilancio sulle Uccp (Unità di cure complesse primarie), le forme organizzative della sanità territoriali previste dalla Legge Balduzzi e dal Patto per la Salute, che emerge dall'analisi elaborata dal Sumai-Assoprof, sindacato unico della Medicina ambulatoriale italiana e Professionalità dell'area sanitaria, su otto progetti regionali (Sicilia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Lombardia, Campania, Marche, Puglia), per fare il punto delle realizzazioni di questa modalità aggregativa, presentato in occasione del 48° Congresso Nazionale del sindacato. Una prima segnalazione riguarda la nomenclatura: "In cinque regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche e Puglia) per definire le Uccp si parla di Casa della Salute mentre in Sicilia si chiamano Pta (Presidi territoriali di assistenza), in Campania il nome è Sps (Strutture polifunzionali per la Salute)". Per la Lombardia viene citata la rete dei Creg, i Chronicle related Group, esperienze comunque in parte differenti. A ogni modo, accanto a una difformità nomenclatoria c'è, scrive il Sumai, una "disomogenea rappresentazione sul territorio da regione a regione, una mancanza di un progetto comune, un'applicazione di facciata in alcune regioni e sistemi informatici differenti". In particolare, a essere messo in evidenza è "un bacino territoriale di riferimento e la sede fisica estremamente variegato. In tutte le regioni analizzate il bacino territoriale è variabile o non specificato e spesso le sedi sono rappresentate da presidi territoriali e ambulatoriali riconvertiti".
Mentre l'unica esperienza dove "non è prevista una sede fisica", evitando quindi il fenomeno di aggregazione e talvolta concentrazione di servizi medici, "è la Lombardia". Se una delle idee alla base delle Uccp è la territorializzazione delle cure, tra i punti di debolezza viene indicato anche la "scarsa propensione all'integrazione tra ospedale e territorio". Tanto più che l'analisi si sofferma sulle professionalità presenti nelle varie esperienze: "L'unica costante negli 8 modelli osservati è la presenza del medico di medicina generale mentre per quanto riguarda la presenza degli altri medici del territorio (pediatri e specialisti), nonché delle professioni sanitarie si procede a macchia di leopardo. Solo in 4 regioni su 8 (Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Marche) sono rappresentati tutti professionisti della sanità territoriale: Mmg, pediatri, specialisti, dipendenti medici-psicologi, Ass. sociali, infermieri, tecnici di riabilitazione. In Lombardia ci sono solo i medici di famiglia e in Puglia solo Mmg con infermieri. In 3 Regioni (Sicilia, Lombardia e Puglia) non sono presenti nei progetti gli specialisti ambulatoriali". E d'altra parte "ogni regione ha un sistema informativo diverso" cosa che rappresenta un "limite all'integrazione. Tutte e 8 le Regioni hanno piattaforme differenti". Tra gli altri punti di debolezza delle iniziative "mancata disponibilità di risorse economiche da investire; tendenza alla prevaricazione di una categoria professionale su di un'altra e scarsa abitudine al lavoro in equipe". Mentre tra i punti di forza, viene indicata la "presa in carico del paziente in funzione dei suoi bisogni", la multidisciplinarità, "una migliore gestione delle cronicità e dei soggetti fragili".

Francesca Giani
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