Sanità

giu182013

Ue, dieta celiaci non è da tutelare. Aic: gluten free non è moda

pane celiachia

«La celiachia non è una moda ma una vera malattia autoimmune, con precisi criteri diagnostici» ha dichiarato Elisabetta Tosi, presidente Associazione italiana celiachia (Aic) «Stiamo assistendo invece al tentativo di far passare la dieta senza glutine come un'alimentazione buona per tutti, più sana e leggera, addirittura dimagrante». Una banalizzazione esplicitata, secondo Aic, dal nuovo regolamento, approvato l’11 giugno dal Parlamento europeo, che non riconoscere più le esigenze nutrizionali dei celiaci. Il testo definitivo del Regolamento COM353/2011, sui prodotti destinati ad alcune categorie vulnerabili della popolazione, comprende, infatti, i lattanti, i bambini, chi ha bisogno di alimenti a “fini medici speciali” e perfino chi deve perdere peso, ma non i celiaci. Ma in Italia sono oltre 135mila le persone con celiachia diagnosticata e, secondo stime recenti, il 6% della popolazione soffrirebbe di sensibilità al glutine non-celiaca, una nuova patologia di cui tuttavia non sono ancora chiari i contorni. Occorre fare chiarezza, auspica l’Aic «perché chi è celiaco deve necessariamente sottoporsi a diete prive di glutine, come unica terapia, mentre chi, pensando di avere una sensibilità al glutine, consuma cibi speciali ritenendo anche che siano più sani, avverte l'associazione, si fa carico di una spesa considerevole per acquistare prodotti senza glutine di cui non ha bisogno. Per di più, questo ritenere la sensibilità al glutine una sorta di patologia di massa spinge anche molti ristoratori a improvvisarsi cuochi gluten free, senza le necessarie conoscenze». Ogni anno in Italia si spendono 250 mln di euro per prodotti senza glutine, ma solo 180-190 mln sono quelli erogati gratuitamente dal Ssn per i pazienti con celiachia diagnosticata; un supporto che, comunque, in Europa non ha uguali.


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