Sanità

ott282013

Usa, errore in numero programmato mette a rischio lavoro farmacisti

laurea

Per i futuri farmacisti americani si profila lo spettro della disoccupazione. Mentre nel nostro Paese ferve il dibattito intorno al numero programmato per accedere alla facoltà, negli Stati Uniti un report presentato dall'American journal of pharmaceutical education evidenzia che una sovrastima delle possibilità di lavoro per i farmacisti porterà nei prossimi anni a una crisi occupazionale. L'autore del report è Daniel L. Brown, professore alla Palm Beach Atlantic University in Florida, che attribuisce l'inizio della crisi che si sta profilando alle stime errate contenute nel Pharmacy manpower project del 2001, che prevedeva una carenza di 157.000 farmacisti per il 2020. «Nel 2000 - spiega Brown - negli Stati Uniti c'erano 80 college e scuole di farmacia; da allora sono stati istituiti 48 nuovi corsi e due scuole si sono fuse per formare un college, portando a 127 il numero complessivo delle scuole e dei college e accreditati. È un aumento del 60% rispetto al 2000». Le facoltà americane si apprestano dunque a sfornare un'enorme quantità di farmacisti; «entro il 2016 - continua Brown - il numero di nuovi PharmD, i neolaureati in farmacia, saranno tra i 14.000 e i 15.000 ogni anno, più del doppio rispetto al 2001». Secondo l'autore dello studio, l'errore di programmazione è stato causato anche dalla mancata realizzazione del passaggio dei farmacisti verso un'attività maggiormente legata ai servizi primari di cura e assistenza ai cittadini, su cui gli analisti avevano scommesso all'inizio del secolo. La farmacia dei servizi, a cui si punta molto anche in Italia, negli Stati Uniti è ancora lontana dal realizzarsi. È lo stesso report a citare un sondaggio che lo dimostra: condotto nel 2009, il National pharmacist workforce survey ha mostrato che i farmacisti di comunità dedicano il 70% del proprio tempo alla dispensazione dei farmaci e solo il 10% ad attività di assistenza e cura dei pazienti; la situazione migliora però nelle farmacie ospedaliere, dove le percentuali sono rispettivamente del 43% e del 27%.

Renato Torlaschi


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