Sanità

gen222021

Vaccinazione Covid-19. Il profilo dell'obbligo tra norme e ricadute sui professionisti della salute

Vaccinazione Covid-19. Il profilo dell’obbligo tra norme e ricadute sui professionisti della salute

Ci sono farmacisti che in alcune Regioni sono stati esclusi dalle vaccinazioni contro il Covid e medici che si rifiutano di immunizzarsi. Il punto tra obblighi e norme

C'è l'operatore sanitario che si lamenta - come è accaduto a farmacisti ed odontoiatri - perché la sua categoria è stata posta in qualche regione inspiegabilmente nelle retrovie tra quelle da vaccinare contro il Covid, e c'è il camice che, invitato a immunizzarsi dall'azienda da cui dipende, non si presenta. L'allarme sui "renitenti" lo aveva lanciato la provincia di Bolzano: dopo due settimane di vaccinazioni, aveva aderito alla prima fase della campagna solo il 50,2% dei professionisti ed è scattata la richiesta di vaccinare subito gli anziani. All'indomani del vaccine-day un'inchiesta su piccoli numeri nelle residenze per anziani a Pavia ha evidenziato fin quasi l'80% di "no" e il presidente della Società che raggruppa i gestori di Rsa, il medico Giovanni Belloni, ha chiesto la sospensione di chi rifiuta l'immunizzazione.

Ricciardi: impensabile che operatore sanitario non si vaccini

Walter Ricciardi, consigliere del Ministro della Salute, vede una contraddizione nei sanitari che dicono no al vaccino e chiede scatti l'obbligo: «Non è neanche lontanamente pensabile che una figura che dovrebbe essere lì per migliorare la salute di una persona non solo la metta a rischio ma quasi sicuramente la ponga in condizione di rischiare la vita», ha dichiarato alle agenzie stampa, con riferimento a chi lavora con gli anziani. E l'obbligo sta per adottarlo la Puglia, regione che ha per assessore il consulente della Federazione degli Ordini dei medici Pier Luigi Lopalco: una proposta del consigliere Pd Fabio Amati aggiunge il vaccino anti Covid-19 a quelli che gli operatori sanitari sono obbligati ad effettuare dal 2018 (contro morbillo, rosolia, varicella) in forza di una legge già bocciata dalla Corte Costituzionale con sentenza 137 del 6 giugno 2019. La Consulta spiega che la Puglia ha trasformato "le vaccinazioni raccomandate dal piano nazionale di prevenzione vaccinale in vaccinazioni obbligatorie", imponendo "obblighi non previsti dalla legislazione statale". Infatti, per l'articolo 32 della Costituzione nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario se non per legge, e a sua volta la legge non può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. C'è però l'altra faccia della medaglia: che ne pensano i rispettivi colleghi? Come attestato da sentenze di Ordini di medici, chi sottrae al vaccino dei pazienti va incontro a sanzione disciplinare, ed è tutto da aprire il capitolo relativo al rischio di rischio della sanzione deontologica per chi non si vaccina.

Tra Costituzione e Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro

E i farmacisti, chiamati a vaccinare a loro volta dall'ultima legge Finanziaria, che ne pensano? Maurizio Cini, presidente dell'Associazione scientifica farmacisti italiani (Asfi) richiamando la Costituzione, ricorda, in un recente post sulla pagina Facebook dell'Associazione, che vaccinarsi o meno è una libera scelta dell'individuo e nemmeno il datore di lavoro può rendere obbligatorio il vaccino anti Covid-19 ai dipendenti e, in caso di rifiuto, sanzionarli con il licenziamento. Giuristi come l'ex procuratore Giuseppe Guariniello, invece, dicono che chi non si vaccina può essere licenziato, sulla base dell'articolo 279 del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro 81/2008, che impone al Datore di lavoro di mettere a disposizione vaccini efficaci per i lavoratori non immuni all'agente biologico. All'obbligo del datore di vaccinare corrisponde quello del dipendente di vaccinarsi, fino a legge contraria. Peraltro, secondo alcune interpretazioni, l'obbligo del datore di lavoro di vaccinare i dipendenti sarebbe limitato al solo contrasto di patologie derivanti da agenti biologici presenti nelle lavorazioni mentre il Covid-19 è un rischio biologico generico di origine esterna alla organizzazione dell'impresa. Inoltre, lo stesso Testo Unico all'articolo 18, imponendo di "adibire i lavoratori alla mansione solo se muniti del giudizio di idoneità", sottende che i dipendenti non vaccinati possono essere "ri-mansionati" e posti lontano da utenti o fornitori o sospesi dal lavoro fino alla cessazione della pandemia. Ora, mentre i licenziamenti restano inattuabili per il blocco posto fino a marzo dai Decreti Ristori, e probabilmente prorogato, le ripercussioni sul trattamento economico del dipendente in teoria non sono da escludere. Salvo il diritto del lavoratore di impugnare di fronte al giudice del lavoro ogni provvedimento disciplinare.

Farmacisti, D'Ambrosio Lettieri: non risulta fenomeno di renitenza alla vaccinazione

Frizioni tra datore e dipendente, al momento, proprio con riferimento ai farmacisti - sia i titolari sia i dipendenti - sembrano solo ipotesi "di scuola". Infatti, fin qui, il gradimento del vaccino tra i convocati dalle strutture somministrartici è tra i più alti, come sottolinea a Farmacista 33 Luigi D'Ambrosio Lettieri vicepresidente Fofi: «Al momento non ci risulta tra i farmacisti una "renitenza" a sottoporsi alla vaccinazione contro il Covid-19. C'è al contrario una richiesta opposta di colleghi che desiderano una tempestiva messa in protezione, dal momento che evidentemente i farmacisti italiani hanno ben chiaro come il vaccino rappresenti un eccellente strumento di profilassi rispetto alla pandemia ed al rischio di contagio. Detto questo - aggiunge D'Ambrosio Lettieri - ricordo che come Federazione nazionale degli Ordini ci siamo espressi in modo chiaro sul valore della vaccinazione quale atto sanitario di prevenzione e quale espressione etica di un comportamento adeguato al ruolo svolto; quindi, quanto agli aspetti relativi ad una qualche ipotesi di "disubbidienza" al momento riteniamo di non registrare casi che ci impongano di ricorrere a sollecitazioni, di fronte ad un'adesione che al momento appare estesissima ed unanime».

Mauro Miserendino
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