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lug52022

Vaccinazioni del cane, un percorso a tappe

Vaccinazioni del cane, un percorso a tappe

Il rispetto del protocollo vaccinale è fondamentale per la prevenzione delle malattie infettive nel singolo esemplare e per prevenire la loro diffusione sul territorio


La selezione e il rispetto del protocollo vaccinale sono fondamentali per la prevenzione delle malattie infettive nel singolo esemplare e per prevenire la loro diffusione sul territorio. Vaccini core e non core sono a disposizione del medico veterinario che, basandosi su linee guida internazionali e sui dati raccolti dal singolo esemplare portato a visita, pianificherà una profilassi vaccinale mirata.

Informare il proprietario, l'approccio One Health

Secondo il rapporto Assalco Zoomark 2022, elaborato con il contributo di ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani), il numero dei cani ospitati nelle case italiane è pari a 8,7 milioni di esemplari, in crescita rispetto alla precedente stima del rapporto 2021 che si assestava a 8,2 milioni. È dunque fondamentale, nel rispetto della più ampia applicazione del sistema One Health, che tutte le figure del settore sanitario ricordino a chi possiede un cane, l'insostituibile ruolo del medico veterinario anche nella selezione del più idoneo protocollo vaccinale per il proprio pet e nell'esecuzione dell'atto medico stesso della vaccinazione. Ciò che alcuni proprietari, specie neofiti, credono, è che la vaccinazione si riduca al solo atto dell'inoculazione. Questa azione è in realtà solo uno degli step terminali di un processo ben più complesso che deve iniziare con una consulenza veterinaria precedente all'arrivo del cucciolo in casa e che prosegue non appena questo entra in famiglia, con la prima visita veterinaria dello stesso. Questo primo incontro tra pet e medico veterinario consente a quest'ultimo la pianificazione del protocollo vaccinale più idoneo per l'esemplare. La sequenza stabilita dovrà essere rispettata con attenzione per tutta la vita del cane. È dunque errato pensare anche che la profilassi vaccinale abbia sempre una sequenza temporalmente standardizzata di inoculazioni. Il medico veterinario effettuerà una scelta complessa basandosi su linee guida vaccinali internazionali e unendo a queste le informazioni ottenute durante la visita che includono, tra le altre, quelle anamnestiche, cliniche e ambientali. A ciò si aggiungerà la selezione della tipologia di vaccino e la tempistica delle inoculazioni.

Linee guida internazionali, plasticità ed efficacia

La WSAVA (World Small Animal Veterinary Association) attraverso l'attività del Vaccination Guidelines Group, stila fin dal 2007 linee guida vaccinali fornendo aggiornamento scientifico, consigli e nozioni in riferimento a queste profilassi destinate a cani e gatti. Non si tratta di regole fisse, bensì di linee guida utili per stilare i protocolli vaccinali più adatti alle singole realtà nazionali e territoriali. La stessa WSAVA comunica come non sia possibile definire un unico standard di linee guida ugualmente applicabili negli 80 paesi membri. Vi è però un'importante classificazione supportata dall'evidenza scientifica. Vi sono infatti i vaccini core (raccomandati) che sono quelli che dovrebbero essere somministrati a tutti i cani e gatti in quanto protettivi nei confronti di patologie diffuse globalmente e fatali. In riferimento alla singola specie canina, questi sono quelli finalizzati a proteggere nei confronti dell'Adenovirus canino di tipo 1 e 2, del virus del cimurro, del parvovirus canino di tipo 2 e relative varianti. I vaccini non core (opzionali) sono quelli la cui somministrazione deve essere valutata dal medico veterinario in relazione alle diffusioni territoriali del singolo patogeno, all'epidemiologia, allo stile di vita del cane, al rapporto rischio/beneficio e ad altri parametri che verranno valutati di volta in volta in relazione al singolo esemplare. Il medico veterinario possiede inoltre numerosi strumenti anche per valutare la presenza di anticorpi d'origine materna così come per valutare la risposta immunitaria a seguito della somministrazione vaccinale. Le tempistiche di vaccinazione e la frequenza dei richiami, dal cucciolo all'adulto, non possono essere standardizzate e sono stabilite dal medico veterinario in relazione al protocollo selezionato, alla tipologia di vaccini, all'età e ai singoli parametri legati all'individuo. Per tale motivo risultano molto utili alcuni strumenti come i libretti vaccinali. Tra questi presso il medico veterinario è possibile trovare quelli dell'ANMVI che includono informazioni che accompagnano nel tempo il proprietario e il paziente. A dimostrazione di quanto il medico veterinario debba considerare anche la possibile vaccinazione nei confronti di patogeni a diffusione territoriale, tra i vaccini non core la WSAVA elenca, vi sono quelli rivolti contro il virus della parainfluenza, contro Bordetella bronchiseptica, leptospirosi, Borrelia burgdorferi, e influenza canina. Il veterinario potrà inoltre consigliare il vaccino contro Leishmania. In riferimento al virus della rabbia, il vaccino è core laddove la patologia è territorialmente presente ma è richiesto, anche in Italia, nel rispetto della normativa che regola l'ottenimento del passaporto per il pet.

Una vigilanza sanitaria veterinaria sempre attenta

La movimentazione e lo spostamento di animali, selvatici o domestici è uno dei parametri che viene maggiormente tenuto sotto controllo al fine di monitorare l'eventuale comparsa di nuove patologie infettive o il potenziale ritorno di quelle che sono state eradicate da uno specifico territorio. In questo periodo storico, senza precedenti negli ultimi decenni in Europa, si assiste anche in Italia all'arrivo di cani, gatti e furetti al seguito dei proprietari profughi ucraini. Nello specifico l'attenzione del sistema sanitario veterinario si concentra soprattutto sul potenziale pericolo rappresentato dalla rabbia, patologia virale e zoonosi per la quale l'Italia ha ottenuto lo stato d'indennità nel 2013. Si ricorda che tale vaccinazione è comunque necessaria anche in Italia per l'ottenimento del passaporto per il proprio pet. Al contrario, l'Ucraina non è una nazione indenne e nel 2021, ha notificato ben 397 casi di rabbia negli animali 158 dei quali nei cani. Fin dallo febbraio scorso a oggi sono state emesse le -Misure eccezionali per l'ingresso nell'UE di animali domestici movimentati al seguito di rifugiati provenienti dall'Ucraina-, le -Misure di prevenzione e controllo della rabbia per animali d'affezione provenienti dall'Ucraina- e le -Misure di prevenzione e controllo della rabbia su animali provenienti da rifugi/canili in Ucraina-, tutti consultabili online. Il sistema sanitario veterinario pubblico afferente a PCF, UVAC, ATS italiane, Ausl, ASL, si è subito attivato per mettere in atto tutte le attività di monitoraggio e controllo sui singoli pet richieste e atte alla prevenzione della potenziale reintroduzione della rabbia sul territorio nazionale. In un quadro di One Health è dunque fondamentale che ogni figura sanitaria comunichi a tutti coloro giunti dall'Ucraina con un cane, gatto o furetto a seguito, di contattare immediatamente, qualora non già sottoposti alle misure sanitarie veterinarie previste dalla legge al momento dell'ingresso, le autorità sanitarie pubbliche veterinarie territoriali al fine della messa in atto delle azioni obbligatorie previste dalle nuove norme in vigore.

Alessio Arbuatti
Medico veterinario ANMVI
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