Sanità

gen282021

Vaccini anti-Covid. Gimbe: quasi un quarto delle dosi a personale non sanitario

Vaccini anti-Covid. Gimbe: quasi un quarto delle dosi a personale non sanitario

Al 27 gennaio il ciclo del vaccino anti Covid con la seconda dose è stato completato da 270.269 persone, lo 0,45% della popolazione italiana, con marcate differenze regionali

Al 27 gennaio il ciclo del vaccino anti Covid con la seconda dose è stato completato da 270.269 persone (0,45% della popolazione italiana), con marcate differenze regionali e 350.548 dosi, pari a oltre il 23% sono state somministrate a personale non sanitario, una fascia non prevista dal Piano vaccinale. L'aggiornamento su forniture e somministrazione dei vaccini arriva dalla Fondazione Gimbe che ha diffuso con una nota stampa l'analisi basata sui dati ufficiali.

Usare dosi per proteggere chi lavora in prima linea

«In questa fase molto critica della pandemia - commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - segnata da continue rimodulazioni al ribasso delle forniture vaccinali, minacciata delle nuove varianti del virus e da una verosimile risalita della curva epidemica una volta esauriti gli effetti della "stretta" di Natale, è fondamentale che le poche dosi di vaccino disponibili siano utilizzate per proteggere chi lavora in prima linea con i pazienti e le persone più fragili, come previsto dal Piano vaccinale. Un obiettivo che, ad un mese dall'avvio della campagna vaccinale, è già stato parzialmente disatteso con inaccettabili diseguaglianze regionali, "agevolate" dall'assenza di un'anagrafe vaccinale nazionale». Secondo il piano vaccinale, sottolinea la nota, le categorie da vaccinare con priorità sono 3: "operatori sanitari e sociosanitari (a cui sono andate finora il 67,1% dosi), personale ed ospiti delle Rsa (finora 9,7% dosi) e persone over 80 anni (0,9% dosi). Il "personale non sanitario" ha beneficiato dunque di quasi un quarto delle dosi finora somministrate con enormi differenze regionali che in certi casi superano il 30%: Provincia Autonoma di Bolzano 34%, Liguria 39%, Lombardia 51%". «Se da un lato una parte del personale non sanitario risulta essenziale per il funzionamento di ospedali ed altre strutture sanitarie - spiega Cartabellotta - dall'altro i numeri riportati dal Piano vaccinale per operatori sanitari e socio sanitari (1.404.037) corrispondono a tutti gli iscritti agli albi professionali, più gli operatori socio-sanitari: questo evidenzia una discrepanza tra numeri previsti dal Piano e le diverse policy vaccinali attuate dalle Regioni». Quindi, se la categoria "operatori sanitari e socio sanitari" deve includere tutto il personale che lavora negli ospedali a qualsiasi titolo - dato richiesto alle Regioni dal Commissario Arcuri lo scorso 17 novembre - le dosi previste dal Piano vaccinale non sono sufficienti perché rimangono esclusi tutti i professionisti sanitari che non lavorano presso strutture pubbliche.

Forniture vaccini: il punto sulle dosi previste

Sul fronte delle forniture dei vaccini, la nota ricorda i «noti ritardi di consegna da parte di Pfizer». Renata Gili, responsabile Gimbe Ricerca sui Servizi sanitari della Fondazione precisa che «AstraZeneca ha comunicato alla Commissione Europea una riduzione della fornitura stimabile fino al 60% nel 1° trimestre, mentre CureVac non potrà consegnare entro marzo le 2,019 milioni di dosi previste dal Piano vaccinale, visto che lo studio di fase 3 è stato avviato solo il 14 dicembre». Al netto di ritardi di consegne, "entro il 31 marzo 2021 il nostro Paese dovrebbe disporre di 16,557 milioni di dosi, di cui 8,749 milioni da Pfizer-Biontech e 1,346 milioni da Moderna e 6,462 milioni da AstraZeneca, anziché i 16,155 milioni previsti dal Piano vaccinale. Peraltro, su AstraZeneca i conti non tornano visto che è stata annunciata una fornitura di 3,4 milioni di dosi". «Con queste disponibilità - conclude Cartabellotta - solo il 14% della popolazione (circa 8,278 milioni di persone) potrà completare le due dosi del ciclo vaccinale, ma non prima della metà o addirittura della fine di aprile, ovviamente previa autorizzazione condizionata del vaccino di AstraZeneca che potrebbe essere soggetto a limitazioni per i soggetti di età uguale o superiore a 55 anni con conseguente necessità di rivedere le priorità del piano vaccinale. Inoltre, occorrerà una notevole reattività della macchina organizzativa, visto che la maggior parte delle dosi non arriverà prima di metà febbraio».
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