Sanità

set282020

Vaccini antiflu, Gimbe: scorte regioni inadeguate, a rischio target fragili. Farmacie penalizzate

Vaccini antiflu, Gimbe: scorte regioni inadeguate, a rischio target fragili. Farmacie penalizzate

Fondazione Gimbe pubblica i risultati preliminari di un'analisi indipendente, con l'obiettivo di mappare le scorte regionali di vaccino antinfluenzale. Alcune Regioni non hanno dosi per copertura target

Da una stima delle dosi di vaccini antinfluenzali a disposizione delle Regioni, sono diverse le Amministrazioni che non sarebbero nelle condizioni di raggiungere la copertura obiettivo del 75% della popolazione a rischio, ma, anche nelle Regioni che, sulla base delle disponibilità, potrebbero raggiungerla, le dosi residue da destinare al consumo privato, attraverso farmacie e medici di medicina generale, non sarebbero in molti casi adeguate a soddisfare la domanda che arriva dalla popolazione attiva. A lanciare l'allarme è la Fondazione Gimbe che, oggi, ha pubblicato i risultati preliminari di un'analisi indipendente, con l'obiettivo di mappare le scorte regionali di vaccino antinfluenzale, valutare la potenziale copertura per le categorie a rischio e stimare la disponibilità di dosi per la popolazione generale.

Le difficoltà di accesso al vaccino per la popolazione attiva: l'analisi

«La vaccinazione antinfluenzale» ha spiegato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, «oltre a ridurre le complicanze dell'influenza stagionale e contenere l'eccesso di mortalità, quest'anno ha anche l'obiettivo di ridurre il numero di persone sintomatiche e il conseguente sovraccarico dei servizi sanitari territoriali e dei pronto soccorso. Questo obiettivo, tuttavia, richiede una copertura vaccinale molto ampia, anche nelle fasce non a rischio, che, di fatto, includono la maggior parte dei lavoratori ai quali è affidata la ripresa economica del Paese». Gli allarmi sulla non disponibilità dei vaccini nel canale delle farmacie, destinato a un consumo privato da parte della popolazione attiva, sono stati lanciati da tempo da filiera produttiva e rappresentanze delle farmacie e per Cartabellotta si tratta di un fenomeno «riconducibile ad almeno tre determinanti. Innanzitutto, Ministero della Salute e la maggior parte delle Regioni non hanno previsto con largo anticipo la necessità di aumentare le scorte per la popolazione non a rischio. In secondo luogo, l'aumentata domanda sui mercati internazionali, insieme al ritardo con cui sono stati indetti i bandi di gara, ha impedito ad alcune Regioni di aggiudicarsi il 100% delle dosi richieste. Infine, le farmacie non sono riuscite ad approvvigionarsi per mancata disponibilità del vaccino sul mercato».

I risultati: 7 Regioni sotto gli obiettivi. Dosi residue per farmacie non sufficienti

Non a caso, l'indagine condotta dalla Fondazione Gombe ha cercato di «quantificare le difficoltà di accesso per la popolazione generale al vaccino antinfluenzale» e ha preso in esame bandi di gara ma anche intervistato i referenti regionali. L'analisi ha passato in rassegna quindi le percentuali di dosi aggiudicate rispetto a quelle richieste, la relativa percentuale di copertura vaccinale raggiungibile nei target a rischio (è stato preso in considerazione solo quello relativo all'età anagrafica - bambini tra 6 mesi e 6 anni e adulti di età >60 anni -), il numero di dosi residue di vaccino al netto della copertura delle fasce a rischio. A emergere è, da un lato, la conferma, a livello nazionale, di una disponibilità di 17.866.550 dosi, mentre, scendendo nello specifico delle Regioni, si rileva una certa variabilità nella capacità di rispondere al fabbisogno della popolazione. In particolare, segnala il Gimbe, «ad aggiudicarsi un quantitativo adeguato di dosi per raggiungere la copertura del 75% della popolazione target per età sono 12 Regioni», mentre restano sotto tale obiettivo, sulla base delle dosi stimate come disponibili «7 Regioni e 2 Province autonome. Si tratta di Provincia autonoma di Trento (70,2%), Piemonte (67,9%), Lombardia (66,3%), Umbria (61,9%), Molise (57,1%), Valle d'Aosta (51,5%), Abruzzo (49%), Provincia autonoma di Bolzano (38,3%), Basilicata (29%)». Ma, anche nelle Regioni le cui scorte sembrano essere in linea con gli obiettivi di copertura, «la disponibilità di dosi residue per la popolazione non a rischio è molto variabile: Puglia (1.084.634), Lazio (926.291), Sicilia (256.796), Toscana (225.661), Campania (217.252), Calabria (100.273), Sardegna (96.113), Veneto (49.712), Liguria (38.501), Emilia-Romagna (9.980), Friuli-Venezia Giulia (5.218), Marche (5.022)».
Va detto, in ogni caso, che si tratta di una stima, in quanto «diverse Regioni si sono attivate per recuperare dosi ulteriori di vaccino», così come lo stesso «Ministero della Salute potrebbe provvedere a ulteriori redistribuzioni». Inoltre «non si può escludere che le disponibilità possano aumentare anche in relazione all'applicazione del quinto d'obbligo, con incremento sino al 20% del numero di dosi aggiudicate», così come per l'avvio di eventuali «procedure negoziate senza pubblicazione di bando o condotte in privativa (concluse o in corso)» che non risultano al momento nei dati presi in esame.

Rimodulazione target, solidarietà regionale e uso tempestivo dosi non utilizzate

A ogni modo, continua Cartabellotta, stante tale situazione, «in molte Regioni, solo la decisione di escludere una o più categorie a rischio (es. bambini) dall'offerta attiva e gratuita o quella di accontentarsi di un target inferiore al 75%, permetterà di aumentare la disponibilità di dosi nelle farmacie». Ma al di là dei dati c'è una riflessione da fare: «La Fondazione Gimbe auspica che i dilemmi posti da una programmazione inadeguata del fabbisogno vengano, almeno in parte, risolti da meccanismi di solidarietà tra Regioni, da approvvigionamenti diretti del Ministero tramite circuiti internazionali e, soprattutto, da un'adeguata organizzazione regionale con tempestiva chiamata attiva delle fasce a rischio, così da rilasciare in tempo utile alle farmacie le dosi non utilizzate».

Francesca Giani
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