Sanità

set142020

Vaccini antinfluenzali. Stato-Regioni approva intesa per rivedere quota dosi per le farmacie

Vaccini antinfluenzali. Stato-Regioni approva intesa per rivedere quota dosi per le farmacie

La Conferenza Stato-Regioni ha approvato l'intesa per rivedere la quota delle dosi dei vaccini antinfluenzali da destinare al sistema territoriale delle farmacie per l'acquisto da parte dei cittadini

La Conferenza Stato-Regioni ha approvato l'intesa per rivedere la quota delle dosi dei vaccini antinfluenzali da destinare, da parte delle Regioni, al sistema territoriale delle farmacie per renderle disponibili per l'acquisto da parte dei privati cittadini. È quanto si apprende dalla nota delle Regioni al termine della seduta straordinaria della Conferenza Stato-Regioni che si è tenuta stamane che, come annunciato, avrebbe valutato la proposta di rimodulazione del numero di dosi uscita dal tavolo confronto tra il Ministero e le rappresentanze di farmacie e farmacisti.

Approvata intesa per rivedere quote. Impegno Governo su fabbisogno fasce fragili

La seduta, presieduta dal ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, in collegamento con il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, presidenti di Regione e la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa - si legge nella nota "ha approvato l'intesa per rivedere la quota delle dosi dei vaccini antinfluenzali da destinare, da parte delle Regioni, al sistema territoriale delle farmacie, garantendo quindi la possibilità di acquisto del vaccino da parte di privati. Il provvedimento si è reso necessario per prevenire la probabile concomitanza di circolazione del Covid-19 e dell'influenza stagionale. Il governo si è impegnato a reperire le dosi vaccinali necessarie a coprire integralmente il fabbisogno delle singole Regioni per le categorie fragili".

Bonaccini: sia assicurato quantitativo necessario per gli anziani

In una nota ufficiale il Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini dichiara: «Oggi, in Conferenza Stato-Regioni, abbiamo sancito l'intesa per distribuire una quota di vaccini anti-influenzali, disponibile per ogni singola Regione, attraverso il sistema territoriale delle farmacie. Guardando oggi alla campagna vaccinale per prevenire l'influenza occorre considerare due ordini di fattori. Il primo è che la vaccinazione antinfluenzale sebbene non abbia una efficacia al 100% può contribuire a ridurre il carico di malattie nella popolazione e ciò è ancora più importante se consideriamo il caso in cui influenza e Covid-19 siano simultaneamente presenti in una comunità. Contenere il numero di casi di influenza facilita poi la diagnosi differenziale ed evita il sovraccarico del sistema sanitario. Il secondo è che ogni anno 800 mila cittadini che non rientrano fra le categorie per le quali la vaccinazione è raccomandata, si rivolgono comunque al farmacista per acquistare il vaccino a proprie spese. Poiché la raccomandazione per il vaccino antinfluenzale quest'anno è stata estesa a categorie d'età non incluse in precedenza, le Regioni hanno provveduto e stanno provvedendo ad un'acquisizione più ampia di vaccini. Per questo occorre ora un intervento redistributivo delle Regioni per renderne disponibile una percentuale minima, l'1,5%, (eventualmente incrementabile dalle singole Regioni) nelle farmacie. L'unica condizione che abbiamo posto e su cui abbiamo avuto assicurazioni dal Governo - ha concluso Bonaccini - è che sia assicurato comunque il quantitativo necessario per gli anziani (ultrasessantacinquenni e per quest'anno anche a partire dai 60 anni), per le persone appartenenti a categorie a rischio, alle donne in gravidanza, agli addetti ai servizi essenziali e, quest'anno, anche ai bambini fra i 6 mesi e i 6 anni».


L'intesa approvata: impegno immediato su una soglia minima dell'1,5%

Nel documento che è iniziato a circolare subito dopo la conferenza è possibile leggere il monito del Ministero sui rischi associati all'indisponibilità: "È da tenere conto, anche che l'indisponibilità dei vaccini in vendita nelle farmacie" per chi vuole vaccinarsi ma non appartiene a categorie a rischio "potrebbe indurre allarme sociale e vanificare gli sforzi di sensibilizzare la popolazione l'importanza della vaccinazione quale strumento efficace di prevenzione, lanciando un messaggio contraddittorio".
E poi la proposta condivisa con le Regioni sulle modalità con cui procedere: "La vendita dei vaccini da parte dei farmacisti può essere inquadrata in due distinte fattispecie, la distribuzione per conto (Dpc) oppure un'interazione diretta tra farmacisti industria farmaceutica (conseguente alla rinuncia da parte delle regioni di una quota parte della fornitura preventivata)".
Infine, come già anticipato da Bonaccini, il Ministero propone di "prevedere nell'immediato un impegno per regione di una soglia minima dell'1,5% di vaccini da redistribuire alle farmacie. Sulla base della loro autonomia, le Regioni potranno limitarsi a tale soglia oppure aumentarla sulla scorta dell'andamento della campagna vaccinale della disponibilità effettiva e virgola eventualmente, ulteriore virgola di vaccini , incluso impossibile stock di vaccini importanti su autorizzazione di Aifa e l'assicurazione del raggiungimento delle coperture vaccinali dei soggetti più fragili".
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