Sanità

feb282017

Vaccini, farmacisti e Mmg a ministro: con nostro coinvolgimento sale copertura

Vaccini, farmacisti e Mmg a ministro: con nostro coinvolgimento sale copertura
«Abbiamo deciso di scrivere congiuntamente con Fimmg al Ministro della Salute per due motivi: togliere insieme ai medici di famiglia la cattiva informazione sui vaccini, di cui soffrono soprattutto le persone fragili, e costruire un'uniformità di comportamenti nel paese su tutto il percorso della vaccinazione».

Annarosa Racca presidente di Federfarma spiega a Farmacista33 il senso del comunicato congiunto con il segretario Fimmg Silvestro Scotti in cui si chiede un incontro al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, volto a valorizzare le figure del territorio nella realizzazione del piano vaccini da poco in vigore. Nella lettera congiunta c'è apprezzamento per la volontà del Governo e delle Regioni di ampliare la gamma delle vaccinazioni a disposizione degli assistiti e la platea dei soggetti interessati ma proprio per questo vanno valorizzate le due professioni, che molto possono fare «per favorire il ricorso alle vaccinazioni dei soggetti a rischio e degli assistiti cui tali prestazioni sono assicurate dal Ssn».

Per questo, «sono pienamente disponibili a collaborare non solo a campagne d'informazione che possano sfruttare la rete capillare di medici e farmacie, ma anche alla concreta attuazione delle campagne vaccinali». Per Racca l'opera di farmacie territoriali e medici di famiglia, primi presidi del servizio sanitario nazionale sul territorio, può aumentare la fiducia degli italiani verso le vaccinazioni. Oggi gli italiani sono confusi da notizie contrastanti, l'informazione quantitativamente è sovrapponibile tra sostenitori e nemici dei vaccini, pensiamo che sfruttando la rete di farmacie e mmg si possa invertire la tendenza. L'appello arriva al culmine del periodo influenzale che ha visto un maggior afflusso di anziani nei pronti soccorso con intasamenti in molte realtà e pazienti spesso complicati, e altrettanto spesso non vaccinati; e arriva mentre sul fronte pediatrico l'Istituto superiore di sanità comunica a gennaio un nuovo picco di morbillo superiore persino a quello dell'anno scorso: 238 casi in 15 regioni, di cui la maggior parte (83,2%) concentrati in Piemonte, Lombardia, Lazio e Toscana. «Distinguerei per il momento i vaccini della prima infanzia, in cui le mamme seguono un percorso di crescita con tappe obbligatorie, dall'antinfluenzale a soggetti oltre i 65 anni o a rischio. È su quest'ultima che si sono appuntate criticità, e a mio avviso aver tolto il vaccino dalla distribuzione sul territorio non è stata buona cosa. Significa aver trasferito nei centri vaccinali gli afflussi della popolazione, se portiamo la dispensazione dei vaccini in farmacia e la somministrazione a carico del medico di famiglia, è meglio. È anche vero che in questa materia auspichiamo una collaborazione con tutte le figure mediche del territorio, e tra esse i pediatri».

C'è stata una progressiva spoliazione del territorio delle sue prerogative, in tema di vaccini? «Diciamo che come ogni cosa in sanità qui si va a macchia di leopardo, in molte regioni i vaccini antinfluenzali sono stati distribuiti direttamente, o non si è passati dalle farmacie per la distribuzione, in altre li si è distribuiti per conto. Ci vorrebbe uniformità nei comportamenti, e il paziente se ne gioverebbe, spesso l'anziano che vediamo smarrito di fronte a certa informazione. È questo l'argomento che ci ha convinti a scrivere insieme a Fimmg, oltre al fatto che insieme possiamo veicolare messaggi corretti».

Come funzionerebbe la nuova distribuzione? Sarebbe per conto con un modesto ricarico rispetto al prezzo pagato dall'Asl al produttore? «È prematuro anche perché partiamo da una programmazione variegata in ambito regionale. Noi dovremo essere competitivi, dare qualcosa in più; il Ssn ha deciso di dare di più ai cittadini e noi crediamo ce lasciando al territorio un ruolo importante avremo meno epidemie e meno ricoveri». Il segretario Fimmg Silvestro Scotti sottolinea che «affidare le nuove vaccinazioni ai distretti e lasciare fuori il territorio significa mettere a rischio il raggiungimento dei target di copertura. La prossimità è un fattore decisivo. Oggi la situazione è a macchia di leopardo, perché il 90% dei vaccini antiinfluenzali è somministrato dai medici di famiglia ma nell'antipneumococcica si arriva soltanto al 30% circa».
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