Sanità

feb252013

Vaccino antinfluenzale, negli Usa efficacia bassa negli anziani

Il vaccino antinfluenzale ha deluso le aspettative degli americani più anziani, è questo il bilancio del Morbidity and Mortality Weekly Report del 22 febbraio, dell’attuale stagione invernale che ha fatto registrare solo un 9% di successi

Il vaccino antinfluenzale ha deluso le aspettative degli americani più anziani, è questo il bilancio del Morbidity and Mortality Weekly Report del 22 febbraio, dell’attuale stagione invernale che ha fatto registrare solo un 9% di successi, ovvero di efficacia della protezione vaccinale negli over 65enni, mentre per la  popolazione generale la difesa garantita dal vaccino si sarebbe attestata comunque intorno al 56%. «È stata decisamente una stagione influenzale peggiore della media» ha dichiarato il portavoce dei Cdc, Tom Skinner «che ha colpito particolarmente gli anziani». Colpa del ceppo A(H3N2), associato a casi più severi d’influenza, spiega Skinner «per ragioni che non abbiamo ancora completamente compreso, i tassi d’efficacia negli ultra 65enni contro l’H3N2 è stata inferiore a quanto avremmo voluto». Secondo Marc Siegel, professore associato di medicina al NYU Langone medical center di New York «il vaccino è stato meno efficace negli anziani perché per loro è più difficile amplificare la risposta immunitaria» e ha aggiunto «anche se non è un vaccino ideale, offre comunque un vantaggio in termini di salute pubblica», come dimostra l’efficacia elevata (67%) nei confronti dei virus di ceppo B, anche negli anziani. Migliore la situazione in Europa dove, secondo i risultati preliminari pubblicati sul bollettino Eurosurveillance del 14 febbraio, l’efficacia del vaccino è stata del 78,2% contro i virus di tipo B, del 62,1% contro il ceppo A(H1)pdm09, del 41,9% contro il ceppo A(H3N2), nei gruppi sottoposti a vaccinazione. Sono dati emersi dallo studio i-Move, multicentrico caso controllo, effettuato in 5 nazioni sentinella: Germania, Irlanda, Portogallo, Romania e Spagna. Il campione esaminato è troppo piccolo (1046, 396 casi e 650 controlli) per generalizzare le percentuali, tuttavia questi primi risultati sono utili, secondo gli esperti, per indirizzare verso un potenziamento del vaccino della prossima stagione contro il ceppo A(H3N2). La vaccinazione resta comunque un’opzione preziosa perché, come sottolinea la Simmg, l’influenza e le sue complicanze hanno un costo sociale e sanitario molto elevato: in media 330 euro a paziente. In una stagione 4-5 milioni di persone sono colpiti dal virus, per cui la spesa totale è di circa 1300-1600 milioni di euro, l’80% dei quali dovuto a uscite indirette: assenze dal lavoro, assistenza ai minori e agli anziani.

 


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