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apr272016

Vareniclina e bupropione non aumentano il rischio di eventi avversi neuropsichiatrici

Vareniclina e bupropione non aumentano il rischio di eventi avversi neuropsichiatrici
I farmaci antifumo vareniclina e bupropione non sembrano aumentare l'incidenza di sintomi neuropsichiatrici rispetto al placebo, secondo uno studio pubblicato su The Lancet. «Il trial dimostra inoltre che i farmaci di prima linea per smettere di fumare sono efficaci, con la vareniclina in testa seguita a ruota dal bupropione» esordisce Robert Anthenelli dell'University of California, San Diego, coautore dell'articolo, aggiungendo che questi risultati rendono improbabile che entrambi i composti aumentino il rischio globale di disturbi mentali. I partecipanti allo studio erano oltre 8.000 adulti tra 18-75 anni che fumavano in media più di 10 sigarette al giorno, motivati a smettere di fumare. La metà, ossia 4.116 persone, aveva una storia positiva per disturbi psichiatrici stabilizzati passati o attuali tra cui ansia, psicosi o alterazioni della personalità, e uno su due assumeva farmaci psicotropi. La seconda coorte, 4.028 persone, non aveva invece alcuna patologia psichiatrica.

«Il trial, controllato e randomizzato in doppio cieco, è stato progettato per misurare sicurezza ed efficacia di vareniclina e bupropione in confronto ai cerotti alla nicotina e al placebo» scrivono gli autori, che a conti fatti hanno scoperto che nei fumatori sani non vi erano aumenti significativi dell'incidenza di eventi avversi neuropsichiatrici in alcuno dei quattro bracci di trattamento (1,3% vareniclina; 2,2% bupropione; 2,5% cerotto alla nicotina; 2,4% con placebo). Viceversa, la frequenza di eventi avversi era maggiore nel gruppo con disturbi psichiatrici attuali o passati, con tassi simili in tutti e quattro i gruppi: 6,5% vareniclina; 6,7% bupropione; 5,2% cerotto alla nicotina; 4,9% con placebo.

«Questi dati confermano la sicurezza e l'efficacia dei due farmaci anche nei fumatori con disturbi psichiatrici» conclude Anthenelli. E in un editoriale di commento Laurie Zawertailo dell'Università di Toronto, in Canada, scrive: «Lo studio suggerisce da un lato che gli eventi avversi neuropsichiatrici verificatisi durante la cessazione del fumo sono indipendenti dal farmaco usato, e dall'altro che sarebbe comunque opportuno avvisare i pazienti trattati della rara eventualità di significativi cambiamenti nel loro stato d'animo, specie in presenza di una malattia psichiatrica attuale o passata».
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