Sanità

mar82018

Vendite dirette e sconti, Federfarma scrive al produttore: danno di immagine a farmacia

Vendite dirette e sconti, Federfarma scrive al produttore: danno di immagine a farmacia
Continuano le segnalazioni di alcuni integratori, presenti nel circuito delle farmacie, che riportano nel foglietto illustrativo un invito ad acquistare il prodotto direttamente sul sito del produttore con un risparmio "fino al 30%". Una pratica commerciale che «penalizza in termine di immagine il canale farmacia agli occhi dell'acquirente» e su cui Federfarma si è attivata, come si legge in una circolare, scrivendo all'azienda produttrice per «evidenziare il proprio dissenso verso l'iniziativa».

«Pur tenendo conto che i prodotti segnalati, essendo degli integratori alimentari, sono oggetto di cessione anche in canali diversi dalla farmacia e comunque assoggettati ad un regime di prezzo libero, questa Federazione considera inopportuno» l'invito all'acquisto diretto «in quanto la modalità adottata dall'azienda, raggiungendo immediatamente l'acquirente attraverso il foglietto inserito all'interno della confezione, penalizza in termine di immagine il canale farmacia». Non a caso, nella lettera viene sottolineato che si tratta di «un messaggio ingannevole posto che, trattandosi di prodotti a prezzo libero e quindi diverso in ogni farmacia, l'Azienda non eÌ in grado di conoscere il prezzo pagato effettivamente dal cittadino in farmacia, mentre il tenore dell'affermazione asserisce, perentoriamente, il contrario. Analogamente lo stesso cittadino non eÌ posto in condizione di valutare l'entità del risparmio, perché non viene indicato il prezzo al pubblico effettivamente praticato dall'Azienda per la vendita diretta». Ma, continua, «accanto a tali considerazioni che toccano aspetti tecnico-normativi, vi eÌ un altro aspetto forse più grave che questa Federazione intende evidenziare ed eÌ rappresentato dall'immediato danno di immagine che tale messaggio imprime nella mente del cittadino e che lo porta a pensare, senza alcun indugio, che ha pagato "troppo" l'integratore alimentare acquistato in farmacia, esattamente il 30% in più. Il vero danno del messaggio in esame eÌ squalificare l'impegno del farmacista che con il suo consiglio professionale aiuta il cittadino nella scelta consapevole dell'integratore più adatto alle proprie esigenze». Da qui l'invito «a togliere il riferimento alla diversa modalità di approvvigionamento dai foglietti degli integratori segnalati e dagli altri, normalmente presenti nel canale farmacia, che presentano la medesima informazione».

Francesca Giani
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