Sanità

nov272014

Violenza di genere, da parafarmacie supporto alle donne vittime

Violenza di genere, da parafarmacie supporto alle donne vittime

Saranno la Lombardia e la Sicilia le prossime tappe dove approderà il progetto che vede il coinvolgimento delle parafarmacie nel programma "la valigia di salvataggio" - promosso dall'associazione Salvamamme-Salvabebé - come punti di informazione e supporto per donne e minori vittime di violenza. A fare il punto Davide Gullotta, presidente Fnpi - all'indomani della chiusura della settimana dedicata alle azioni contro la violenza di genere - che fa un bilancio del protocollo d'intesa firmato tra Fnpi, l'Associazione Salvamamme-Salvabebé e il Rotarian Action Group Against Child Slavery. «Non appena testeremo l'iniziativa a Roma e nel Lazio l'intenzione è di estenderci anche alle altre regioni». Il progetto prevede un sostegno concreto alla donna che abbandona la propria abitazione, con anche la consegna di un kit, «con i beni di prima necessità per gestire questa prima fase di passaggio». Attraverso le parafarmacie che aderiranno, spiega Gullotta «offriremo vari tipi di aiuti, dall'informazione sul programma, in un punto riservato del presidio, attraverso opuscoli, poster ed altro materiale, alla consegna di due Kit alle prime due donne che ne faranno richiesta. Nostra idea è proporci come un presidio di accoglienza e centro di ascolto sul territorio». Proprio a conferma della necessità di iniziative di sensibilizzazione e supporto, interessanti sono gli spunti emersi da una ricerca sugli stereotipi di genere condotta da Ipsos attraverso 1000 interviste online tra il 25 e il 29 settembre e presentata da Nando Pagnoncelli alla Camera dei Deputati: la ricerca mette in luce vari aspetti, tra cui una diversa percezione tra uomo e donna su quello che può essere ritenuto violenza, ma un risultato importante, che va a sostegno anche di iniziative di sentinelle sul territorio, è che «le misure per combattere il fenomeno della violenza sulle donne passano per la certezza della pena ma anche tramite un cambiamento che deve essere prima di tutto culturale», in sostanza «una profonda trasformazione che includa sia le nuove generazioni ma anche i potenziali abusanti e non ultime le donne». Tra le indicazioni degli intervistati, che riguardano azioni legalipenali, sensibilizzazione e rieducazione, informazioni e supporto, l'84% ritiene utile «campagne per riconoscere i segnali di violenza» e l'80% «campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica». Tra i risultati emerge che «la violenza sulle donne è percepita come un fenomeno diffuso e in aumento, di cui si parla ancora poco». Ma viene anche evidenziata una diffusione dell'idea che «i casi di violenza domestica dovrebbero prima di tutto essere affrontati all'interno della famiglia», una affermazione che vede d'accordo il 33% degli uomini e il 23% delle donne (complessivamente il 28% del campione) e confermata anche dall'idea che «se sento i miei vicini litigare non intervengo per non essere indiscreto», che trova d'accordo il 34% degli uomini e il 29% delle donne (il 31% in tutto). In generale «l'Italia risulta un paese ancora indietro specie riguardo i rapporti tra i sessi. L'uso della figura femminile nella comunicazione pubblicitaria rilette il permanere di stereotipi. Inoltre le azioni denigratorie a sfondo sessuale nei confronti di una donna sono considerati accettabili da una persona su cinque. Tra le principali cause scatenanti la violenza in prima posizione dipendenze e predisposizione personale (anche a seguito di violenza subita)». Ma «Interessante notare come le donne includano tra i possibili motivi gli stereotipi».

Francesca Giani



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