farmaci

feb272017

Vitamina D, efficace nelle infezioni respiratorie ma servono conferme

Vitamina D, efficace nelle infezioni respiratorie ma servono conferme
Assieme ai colleghi, Adrian Martineau del Centre for Primary Care and Public Health presso la Queen Mary University a Londra, ha esaminato i dati di più di 11.000 adulti e bambini provenienti da 25 studi sull'integrazione di vitamina D, riscontrando che la somministrazione della stessa è stata collegata a una riduzione del 12% delle persone che hanno sviluppato un'infezione respiratoria acuta (raffreddori, bronchiti e polmoniti). Come si legge dalle pagine del British Medical Journal, il beneficio della supplementazione è risultato maggiore tra chi assumeva vitamina D con cadenza giornaliera o settimanale senza aggiunta di grandi dosi una tantum e l'effetto protettivo si è dimostrato più forte per gli individui con grave carenza di vitamina D. «I nostri dati si aggiungono a quelli passati che supportano l'introduzione di misure di sanità pubblica quali l'integrazione degli alimenti per migliorare lo stato della vitamina D, in particolare in situazioni in cui è comune una profonda carenza della vitamina» affermano i ricercatori.

La questione però resta molto dibattuta. Mark Bolland della University of Auckland, Nuova Zelanda e Alison Avenell della University of Aberdeen, in Scozia, in un editoriale che accompagna la pubblicazione, esprimono dubbi sui risultati, definiti inconcludenti, e sulla reale applicabilità degli stessi alla popolazione generale. Affermano infatti che è poco probabile che una riduzione del 12% nel rischio assoluto di infezioni acute dell'apparato respiratorio sia una giustificazione sufficiente per applicare un'integrazione di vitamina D su larga scala. Inoltre, la definizione di infezione acuta era variabile tra i diversi studi, con molte malattie riferite dai pazienti o dai genitori, senza una conferma clinica. Ulteriori dubbi vengono avanzati sulla metodologia stessa della revisione, a partire dalla selezione degli studi clinici da includere nell'analisi. Secondo gli editorialisti, i risultati devono essere visti solo come generatori di ipotesi, che necessitano di una conferma in studi randomizzati ben disegnati e con adeguata potenza. «L'evidenza attuale non supporta l'uso di integrazione di vitamina D per prevenire malattie, ad eccezione di coloro che sono ad alto rischio di osteomalacia» concludono.

Bmj. 2017. doi: 10.1136/bmj.i6583
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28202713

Bmj. 2017. doi: 10.1136/bmj.j456
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28202434
discuti sul forum

ANNUNCI SPONSORIZZATI


Download Center

Principi e Pratica Clinica
Ascioti Maria T., Penazzi E. - Reparto dermocosmetico. Guida all'estetica in farmacia
vai al download >>

SUL BANCO