Politica e Sanità
02 Ottobre 2018Il welfare sta prendendo sempre più piede tra le imprese, anche tra quelle di piccole-medie dimensioni, ma in proporzione risulta meno apprezzato tra i dipendenti, che preferiscono ricevere soldi pur con un importo più basso rispetto al valore d'uso di beni e servizi. Sono solo alcuni dati, pur non sufficienti a tracciare un quadro, che emergono dal quinto rapporto sul welfare di OD&M Consulting GI Group, recentemente diffuso. Resta da chiedersi quale sia la situazione nel settore? Cosa ne pensano i dipendenti di questi strumenti? Ne abbiamo parlato con Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale dei farmacisti non titolari, Sinasfa:
«Non abbiamo dati precisi al riguardo» spiega «ma va detto che sono pochissime le realtà tra le farmacie in cui si stanno avviando progetti in questa direzione. Tra queste, sicuramente la Lombardia conta esperienze più avanzate. Da un punto di vista teorico, il welfare può essere uno strumento utile per dipendenti e datori di lavoro, per il fatto di essere vantaggioso rispetto a imposizioni fiscali e oneri e perché le eventuali convenzioni, portate avanti sui grandi numeri, possono essere più convenienti. Dove c'è, si rivela certamente uno strumento importante». In particolare, «per quanto riguarda il supporto che può arrivare in termini di servizi, anche sociali, nel caso per esempio di necessità di aiuti per bambini o anche per fragilità legate a malattie». Richiesti, da quanto emergono dal rapporto, anche servizi legati alla formazione, sanitari e inerenti la previdenza.
«Ma per quanto riguarda il nostro settore, la strada è ancora lunga. Sono troppe al momento le problematiche aperte che ancora non hanno una risposta. Per le farmacie, c'è sicuramente il tema della Convenzione e della remunerazione. Nodi aperti che non favoriscono una progettualità. Mentre sul fronte dei dipendenti, quello che rileviamo, costantemente, è il forte stato di crisi in cui versano: il mancato rinnovo del contratto pesa sempre di più e lo stipendio risulta essere troppo basso. Poi ci sono tutte le altre problematiche, in primo luogo la flessibilità oraria, che grava sulla qualità della vita. Sempre più colleghi ci segnalano difficoltà a conciliare turni di lavoro con la famiglia o il tempo libero. I problemi sono tanti e certo lo stato di crisi è poco favorevole ad avviare iniziative di questa natura, che pure potrebbero essere utili».
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