Informazioni da chiedere all’utente della farmacia per poter offrire il counselling più appropriato
La familiarità per disturbi intestinali è un ulteriore aspetto che è sempre opportuno indagare. Alla domanda «Ha familiari che soffrono regolarmente di disturbi intestinali?» quasi la metà degli intervistati (47%, per l'esattezza) ha risposto negativamente ("non credo/non ne sono a conoscenza"), ma è rilevante il dato che il rimanente 53% li segnali. Questo 53%, a sua volta, si distingue in quattro gruppi, dei quali la sindrome dell'intestino irritabile fa registrare la prevalenza maggiore (19%): in effetti, l'interessamento di più componenti di un nucleo familiare può trovare spiegazione sia in termini di predisposizione genetica sia di esposizione a fattori di rischio ambientali o comportamentali. Quasi altrettanto rilevanti appaiono la stipsi (15%) e le malattie intestinali a impronta infiammatoria (13%). Infine un 6% di intervistati ha riferito familiarità per il tumore colorettale.
Informare i cittadini La popolazione generale, sia per esperienza personale sia grazie alle informazione dei media, ha una buona conoscenza dei disturbi intestinali. Lo dimostrano anche le risposte date al quesito «Quale misura di comportamento adotta per ridurre i disturbi intestinali e la diarrea?». Un individuo su tre (33%) assume probiotici, dando prova di tenere nella dovuta considerazione l'importanza della flora batterica intestinale. Una quota pressoché simile di individui (29%) ricorre ad accorgimenti dietetici, aggregando coloro i quali evitano i latticini (17%) oppure i cibi ricchi in zuccheri poco assorbibili a livello intestinale (12%); percentuale che sale complessivamente al 41% considerando anche le persone che considerano opportuna la reintegrazione idrica (13%).
Ruolo dei probiotici Significativo, seppure minoritario nel complesso, è il dato del 15% riguardante coloro i quali ricorrono all'assunzione di altri farmaci. «È a conoscenza dell'esistenza di diversi tipi di probiotici con diverse caratteristiche?». Quest'ultima domanda, di estrema rilevanza, ha consentito all'indagine di suddividere la popolazione in tre categorie: i cittadini documentati (37%) che conoscono il razionale di impiego e le differenze dei probiotici, i soggetti che si attengono alle prescrizioni del medico (21%) e un rilevante 46% di soggetti non documentati in totale (dati aggregati). È proprio su quest'ultimo gruppo di cittadini che il farmacista ha l'opportunità di spiegare la valenza dei differenti ceppi probiotici, svolgendo al contempo un'utile opera di educazione e di counselling per la scelta personalizzata del trattamento più appropriato.
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A cura di Redazione Farmacista33
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