Integratori alimentari
05 Dicembre 2023 L’integrazione dietetica con amido resistente potrebbe essere una strategia per lo sviluppo di terapie innovative di gestione della steatosi epatica non alcolica basate sul microbioma

L’integrazione dietetica con amido resistente può ridurre il livello di trigliceridi epatici in pazienti con steatosi epatica non alcolica grazie al ruolo di mediazione del microbiota. È il risultato di uno studio controllato randomizzato della durata di 4 mesi pubblicato su Cell Metabolism che ha coinvolto circa 200 pazienti adulti in Cina. La relazione reciproca tra intestino, e il suo microbiota residente, e fegato (asse intestino-fegato) è sempre più indagata per la di cura delle malattie epatiche.
La steatosi epatica non alcolica dipende dall’asse intestino – fegato
La steatosi epatica non alcolica (NAFLD, non alcholic fatty liver disease) è una disfunzione metabolica molto diffusa, che arriva a colpire il 30% della popolazione mondiale, per la quale oggi ancora non esistono rimedi efficaci. Questo accumulo di trigliceridi negli epatociti può dare origine a gravi malattie croniche a carico del fegato, ma anche contribuire allo sviluppo di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e malattia renale cronica. Non ci sono terapie farmacologiche approvate, per questo è importante, dicono gli autori, elaborare strategie che ritardino la progressione della malattia. Evidenze crescenti suggeriscono che la NAFLD sia una malattia che dipende dall’asse intestino – fegato, correlata dunque al microbiota residente. Lo studio si è perciò concentrato nel valutare l’effetto sulla NADFL di un integratore di amido resistente, una fibra prebiotica non digeribile che viene fermentata nell'intestino crasso. In qualità di substrato di nutrimento per il microbiota intestinale l’amido resistente suscita una risposta metabolica in specifici microbioti indigeni generando un beneficio per la salute dell'ospite.
In studio la relazione tra microbiota intestinale e malattia del fegato
Accoppiando uno studio clinico randomizzato controllato con placebo di 4 mesi in individui con steatosi epatica non alcolica con analisi metagenomica e metabolomica è emerso che, rispetto al controllo (n = 97), l'intervento con l’amido (n = 99) ha ridotto il contenuto di trigliceridi intraepatici (con una riduzione assoluta del 9,08% del che era del 5,89% dopo aggiustamento per la perdita di peso). Anche gli amminoacidi sierici a catena ramificata e le specie microbiche intestinali, in particolare Bacteroides stercoris, significativamente correlati con i livelli di trigliceridi intraepatici e con gli enzimi epatici marker di malattia si sono ridotti. Le analisi integrative multi-omiche hanno poi rivelato l'interazione tra i cambiamenti del microbiota intestinale, la disponibilità di aminoacidi ramificati e la steatosi.
Per valutare il nesso potenziale tra la composizione del microbiota intestinale indotta dall’integrazione di amido modificato e la riduzione della steatosi epatica, i ricercatori hanno infatti eseguito un trapianto di microbiota fecale da donatore (che aveva assunto amido modificato per 4 mesi) a topi malati, ottenendo una riduzione della steatosi epatica, dell'infiammazione lobulare e dell'espressione dei geni che sono correlati alla lipogenesi e all'infiammazione, oltre ad una significativa perdita di peso sia corporeo sia del fegato. I ricercatori hanno concluso che l'integrazione alimentare di amido modificato potrebbe essere una strategia per lo sviluppo di terapie innovative di gestione della NAFLD basate sul microbioma, perché agisce sulla composizione e sulla funzionalità del microbiota intestinale in senso benefico per l’ospite.
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