Salute benessere
29 Gennaio 2024 Nella forma legata alla carenza di ferro, l’anemia colpisce soprattutto le donne in gravidanza. L’obiettivo dell’Oms è dimezzare i casi entro il 2025 e i farmacisti hanno la possibilità di contribuire al raggiungimento del target

Attraverso il coinvolgimento nello screening e nella gestione dell’anemia da deficit di ferro, i farmacisti hanno la possibilità di contribuire al raggiungimento dell’obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) che vuole dimezzare, entro il 2025, i casi di anemia tra le donne in gravidanza, una delle popolazioni più colpite insieme ai bambini. Il contributo del farmacista, inoltre, si può estendere alla sensibilizzazione della popolazione sulla problematica, nonché alla corretta gestione delle terapie. A parlarne è una review pubblicata su Exploratory Research in Clinical and Social Pharmacy da un gruppo coordinato da Sherly Meilianti, dell’International Pharmaceutical Federation.
Diffusione dell’anemia e conseguenze nel lungo periodo
L’anemia da deficit di ferro è la principale causa di anemia a livello globale e rappresenta un problema di sanità pubblica che ha una prevalenza più alta nei bambini e nelle donne in gravidanza. L’Oms stima che l’anemia interessi mezzo miliardo di donne in età riproduttiva, tra 15 e 49 anni, il 40% delle donne in gravidanza e il 42% dei bambini sotto i cinque anni. Le conseguenze dell’anemia possono essere immediate o più a lungo termine. Per esempio, le donne in gravidanza che hanno anemia andranno incontro, con una maggiore probabilità a morte prematura del feto, a un basso peso alla nascita del neonato e a mortalità materna e perinatale, mentre più in generale, l’anemia è associata ad alterazione cognitiva e delle capacità fisiche, riduzione della produttività, aumento della suscettibilità alle infezioni e di morbildità e mortalità. Per quel che riguarda bambini e adolescenti, invece, l’anemia è associata a scarse capacità cognitive, scarse performance scolastiche e problemi comportamentali.
Il ruolo del farmacista
Lo studio ha preso in considerazione 16 articoli sul ruolo del farmacista nella gestione dell’anemia, oltre a condividere con un focus group quanto emerso dall’analisi dei dati pubblicati. Dall’indagine è emerso che in letteratura, il ruolo del farmacista nella gestione dell’anemia varia dall’assistenza ai pazienti al monitoraggio delle terapie, fino alla collaborazione con altri operatori sanitari e al coinvolgimento nello sviluppo di linee guida. Alcuni studi, poi, hanno evidenziato i vantaggi nel dare alle donne in gravidanza la possibilità di sottoporsi agli esami diagnostici direttamente in farmacia. Inoltre, il farmacista ha l’opportunità di fornire educazione sanitaria sull’anemia, contribuendo, a livello comunitario, ad aumentare la conoscenza degli effetti collaterali e della prevalenza dell’anemia da deficit di ferro. In questo modo, il farmacista può aiutare nella diagnosi e nel trattamento precoci.
Infine, i farmacisti hanno un ruolo nel counselling dell’anemia e nel monitoraggio dell’aderenza alle terapie; un aspetto importante soprattutto perché le terapie a base di ferro possono dare effetti collaterali che possono influire negativamente sull’aderenza al trattamento.
Explor Res Clin Soc Pharm (2023) – doi: 10.1016/j.rcsop.2023.100231
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