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14 Giugno 2024

Demenza, nuovo test predittivo con nove anni di anticipo

Un test elaborato da ricercatori inglesi apre nuove prospettive nella lotta, in termini di prevenzione, alle malattie neurodegenerative

di Redazione Farmacista33


 Demenza, nuovo test predittivo con nove anni di anticipo

Un innovativo test sviluppato dai ricercatori della Queen Mary University di Londra si è dimostrato efficace nel prevedere l'insorgenza della demenza fino a nove anni prima della diagnosi ufficiale, con un'accuratezza superiore all'80%. Descritto in un recente studio pubblicato su Nature Mental Health, il nuovo metodo rappresenta un significativo passo avanti rispetto ai tradizionali test di memoria e alle misurazioni del restringimento cerebrale.

Questo innovativo test predittivo rappresenta un importante passo avanti nella lotta contro la demenza, offrendo nuove speranze per la prevenzione e il trattamento della malattia di Alzheimer e altre forme di demenza.

Prevenire la perdita irreversibile di cellule cerebrali

Il team di ricerca, guidato dal professor Charles Marshall, ha sviluppato il test analizzando le scansioni di risonanza magnetica funzionale (fMRI) per individuare cambiamenti nella rete di modalità predefinita (DMN) del cervello. La DMN è una rete neurale che collega diverse regioni cerebrali per svolgere specifiche funzioni cognitive ed è la prima a essere colpita dalla malattia di Alzheimer.

I ricercatori hanno utilizzato le fMRI di oltre 1.100 volontari della UK Biobank, un vasto database biomedico che contiene informazioni genetiche e sanitarie di mezzo milione di partecipanti del Regno Unito. L'analisi si è concentrata sulla connettività tra dieci regioni del cervello che costituiscono la DMN, assegnando a ogni paziente un valore di probabilità di demenza basato sulla conformità del loro modello di connettività a quelli indicativi della malattia.

Confrontando le previsioni con i dati medici dei partecipanti, i risultati hanno dimostrato che il modello poteva prevedere con precisione l'insorgenza della demenza fino a nove anni prima della diagnosi ufficiale. Nei casi in cui i volontari hanno sviluppato la malattia, il modello era in grado di stimare, con un margine di errore di due anni, il tempo necessario per la diagnosi.

Oltre alla previsione della malattia, lo studio ha esaminato se i cambiamenti nella DMN potessero essere causati da fattori di rischio noti per la demenza. È emerso che il rischio genetico di Alzheimer è fortemente associato a tali cambiamenti, supportando l'idea che siano specifici della malattia. Inoltre, l'isolamento sociale è stato identificato come un fattore che può aumentare il rischio di demenza influenzando la connettività della DMN.

«Prevedere chi svilupperà la demenza in futuro sarà cruciale per sviluppare trattamenti che possano prevenire la perdita irreversibile di cellule cerebrali», ha affermato Marshall. «Speriamo che la misura della funzione cerebrale che abbiamo sviluppato ci permetta di essere molto più precisi nel determinare se una persona sta effettivamente per sviluppare la demenza, e in quanto tempo, in modo da poter identificare chi potrebbe beneficiare di trattamenti futuri».

Samuel Ereira, autore principale dello studio, ha aggiunto: «Utilizzando queste tecniche di analisi con grandi insiemi di dati, possiamo identificare le persone ad alto rischio di demenza e anche individuare quali fattori di rischio ambientali influiscono nello sviluppo della malattia. La fMRI è uno strumento di imaging medico non invasivo e richiede circa sei minuti per raccogliere i dati necessari; quindi, potrebbe essere integrato nei percorsi diagnostici esistenti».

TAG: DEMENZA, MALATTIE NEURO DEGENERATIVE, CERVELLO, ALZHEIMER

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