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01 Agosto 2024Uno studio italiano ha dimostrato il processo con cui il Covid accelera l'invecchiamento biologico. Si tratta di una conseguenza a lungo termine dell'infezione anche quando poco o per nulla sintomatica, favorita dall'infiammazione e dallo stress ossidativo

Il Covid-19, oltre alle ben note conseguenze sulla salute a breve termine, ha dimostrato di avere impatti significativi, a un anno dal contagio, anche sui processi di invecchiamento biologico. Questo fenomeno, che coinvolge sia individui sintomatici sia asintomatici, è stato oggetto di uno studio pubblicato sul Journal of Molecular Sciences e coordinato dall'Università di Padova, tramite il gruppo interdisciplinare Medicina del Lavoro dell'azienda ospedale. Lo studio è stato condotto su un campione di operatori sanitari contagiati durante la prima ondata pandemica.
La ricerca ha rilevato che, a un anno dal contagio, si verifica un invecchiamento biologico accelerato nelle cellule dell'espettorato rispetto ai leucociti del sangue e alle cellule nasali. Questo dato suggerisce che il tessuto polmonare è particolarmente vulnerabile, anche in soggetti che hanno contratto il Covid-19 con sintomi lievi o assenti. La coordinatrice dello studio, Sofia Pavanello, del Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica dell'Università di Padova, ha osservato che “questa evidenza suggerisce un tessuto polmonare particolarmente vulnerabile anche in soggetti contagiati da Covid-19 con poca o nulla sintomatologia”
Lo studio ha coinvolto 76 operatori sanitari dell'azienda ospedaliera, contagiati durante la prima ondata pandemica e per lo più asintomatici. Per ogni partecipante sono stati raccolti dati demografici, sullo stile di vita, sulla storia medica e sull'esposizione ambientale e occupazionale. Inoltre, tutti sono stati sottoposti a esami clinici, test di funzionalità respiratoria, valutazioni cardiache, test di biochimica di base, profili immunologici, biomarcatori di infiammazione e analisi dell'invecchiamento biologico.
I risultati dello studio indicano che l'aumento della DnamAge, un marker molecolare di invecchiamento, è associato sia alla durata dell'infezione che a un declino della funzionalità polmonare e cardiaca. Questo aumento della DnamAge evidenzia un invecchiamento biologico accelerato, aggravato dall'infezione da Sars-CoV-2. La riduzione della capacità respiratoria e della frequenza cardiaca media un anno dopo il contagio è stata una delle osservazioni principali.
I ricercatori sottolineano che il campione analizzato è statisticamente rappresentativo pertanto, i risultati offrono importanti indicazioni per la salute pubblica, suggerendo la necessità di strategie di gestione personalizzate e interventi di supporto per le persone più suscettibili alle conseguenze a lungo termine del virus.
Un altro dato emerso è che il 30% dei partecipanti ha sperimentato sintomi persistenti come difficoltà respiratoria e problemi cognitivi fino a un anno dopo l'infezione. Questa persistenza dei sintomi indica un impatto duraturo del virus sull'invecchiamento biologico e sulla qualità della vita degli individui colpiti.
Lo studio ha inoltre rivelato che l'invecchiamento biologico accelerato è più significativo nel genere maschile, confermando le statistiche sulla maggiore longevità del genere femminile. Inoltre, la presenza di malattie croniche come disturbi muscoloscheletrici, ernia del disco spinale, malattie gastrointestinali, endocrine, diabete, malattie respiratorie e tumori è associata a un rischio maggiore di invecchiamento accelerato. Altri fattori di rischio includono alti livelli di glicemia e Ldl (colesterolo cattivo).
Int. J. Mol. Sci. 2024, 25(15), 8056; https://doi.org/10.3390/ijms25158056
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