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Politica e Sanità

23 Gennaio 2015

Fenagifar, consegna farmaci a domicilio con Uber? Altro assalto a nostra professionalità


Come si può parlare di innovativi, formazione, specializzazione di fronte a continui tentativi di destituire la nostra professionalità, mettendo in discussione i fondamenti stessi di sicurezza del servizio farmaceutico? A Pia Policicchio, presidente Fenagifar, non è andata giù la notizia - riportata settimana scorsa da Pharmaretail - di una sperimentazione per ora solo negli Usa, «ma se i risultati dovessero rivelarsi positivi è probabile che verrà estesa anche agli altri Paesi in cui Uber opera, Stivale compreso» di utilizzare gli autisti di «Uber, il servizio di autonoleggio via smartphone che ha sollevato le ire dei tassisti di tutta Italia», «anche per il recapito a domicilio di medicinali e altri prodotti». «Avanti di questo passo dove si arriva?» è la preoccupazione. «Certamente si tratta di notizie di cui occorre capire contorni e sviluppi ma la sensazione che ne deriva è che sia in atto una sorta di spartizione del business, come se nella salute si intravedesse un mercato in cui operatori anche fuori settore vogliono cercare di entrare per conquistarne una fetta. Tralasciando quelli che dovrebbero essere i paletti: stiamo parlando di farmaci, di salute della popolazione. Già destavano preoccupazioni per la sicurezza del paziente esperienze in cui i farmaci potessero essere consegnati a domicilio da operatori, quali le Poste, o altre aziende, ma qui si va oltre. Come è possibile che venga in alcun modo garantito un trasporto del farmaco in sicurezza? Senza parlare della persona che consegna fisicamente il farmaco nelle mani del paziente: che garanzie può dare? Ancora una volta» anche alla luce dei tavoli a cui è chiamata la filiera «non posso che fare un appello a filiera, istituzioni, politica per fare uno sforzo per mantenere il focus sulla effettiva tutela della salute e riportare al centro della discussione il principio che laddove ci sia un farmaco ci deve essere un farmacista a gestirlo».

Francesca Giani

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