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Politica e Sanità

16 Maggio 2015

Export, Federfarma servizi: Adf accusa le farmacie? Basta guardare i loro bilanci


«Non capisco perché la distribuzione privata accusi le farmacie: basta andare a guardare i bilanci - che sono pubblici - di alcune multinazionali che afferiscono ad Adf per rendersi conto dell'entità dell'export di farmaci». Si inserisce così Giancarlo Esperti, direttore generale di Federfarma Servizi, nel botta e risposta tra Adf e Federfarma sui numeri delle farmacie nell'export parallelo - additato tra le cause della carenza di farmaci sul territorio nazionale. «Chiariamoci, il parallel trade è legittimo», ma «c'è la preoccupazione per la carenza di farmaci sul territorio che ne consegue: per questo diciamo che l'attenzione deve rimanere alta per evitare ulteriori distorsioni». Per quanto riguarda «le aziende aderenti a Federfarma Servizi vorrei ricordare che hanno consegnato una dichiarazione di responsabilità al Ministero della Salute e all'Aifa proprio per chiarire che non sono dedite all'attività di export parallelo. E questo perché non sarebbe coerente con la mission di cooperative o aziende che sono di proprietà di farmacisti non destinare quanto acquistato dall'industria alle farmacie del territorio». Sul fronte delle farmacie, «le anomalie ci sono. Ritengo difficile che un esercizio di 30 metri quadri possa essere anche distributore. Le Regioni dovrebbero essere più rigorose nel rilasciare le autorizzazioni e implementare la vigilanza». E comunque, aggiunge Antonello Mirone, presidente di Federfarma Servizi, «sarebbero necessari strumenti sanzionatori più incisivi anche proprio per andare a colpire queste situazioni, almeno per risolvere una parte del problema». Ma quanto impatta l'attività delle farmacie? «Da alcuni dati» continua Mirone «risulta che nelle Regioni dove le autorizzazioni vengono rilasciate con minore facilità il fenomeno della carenza dei farmaci è più contenuto, mentre è più evidente nelle Regioni di manica più larga». Per questo, una delle richieste, secondo Esperti, è che «il decreto ministeriale di attuazione sulle buone norme di distribuzione del farmaco, che deve uscire, possa essere un'opportunità per inserire ulteriori paletti alla licenza». Paletti come, aggiunge Mirone, «superficie minima, un certo numero di referenze presenti, una evidente attività di distribuzione intermedia. Non è che manchi del tutto la normativa, ma c'è un problema di interpretazione - da cui anche le differenze a livello locale - che va resa più rigida. E poi i controlli devono diventare periodici, non basta farne uno a inizio attività». Da ultimo, Federfarma Servizi rilancia l'appello «per riprendere il tavolo con la filiera» dice ancora Esperti, «che si era arenato all'indomani della fuoriuscita di Adf: non capiamo perché, nonostante il fenomeno torni costantemente all'attenzione, non si riprenda». E, conclude Mirone, «portare avanti la proposta sposata anche da Federfarma del prezzo medio europeo con la possibilità, attraverso il pay back da parte delle industrie, per i sistemi sanitari dei vari Paesi di contrattare e applicare sul territorio nazionale un costo diverso e più basso».

Francesca Giani

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