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Politica e Sanità

15 Dicembre 2015

Antibiotici, pazienti non soddisfatti dei medici che ne prescrivono pochi


I pazienti sono meno soddisfatti dei medici che prescrivono pochi antibiotici, secondo un ampio sondaggio pubblicato sul British Journal of General Practice, effettuato tramite un questionario a cui ha risposto quasi un milione di cittadini inglesi. Anche se, letta nell'ottica dell'eccessiva prescrizione di antibiotici e dell'aumento di batteri resistenti, non si tratta di un risultato confortante, come commenta il presidente di Simg Lombardia Aurelio Sessa, «è abbastanza prevedibile che i pazienti non siano soddisfatti se non diamo loro quello che desiderano; è corretto non cedere semplicemente alle richieste del pazienti, ma bisogna cercare di far loro capire i motivi delle nostre decisioni: nel caso specifico che la maggior parte delle infezioni alle vie aeree sono virali e che contro i virus gli antibiotici sono inefficaci».

Sessa si sofferma su una tabella allegata proprio al sondaggio condotto in Inghilterra e che riporta alcune variabili nel comportamento dei medici di che possono fare la differenza. «Prima di tutto il tempo dedicato alla visita è determinante e non deve essere di pochi minuti come avviene di solito; il secondo fattore è l'ascolto che il medico deve esercitare e cercare di ottenere dal paziente; tempo e ascolto devono essere utilizzati per fornire una spiegazione semplice e chiara delle motivazioni per cui alcune prescrizioni vengono negate; insomma occorre coinvolgere il paziente nella decisione, adottando nei suoi confronti un atteggiamento empatico. Volendo riassumere tutto questo - sostiene l'esponente Simg - si tratta di costruire e mantenere un rapporto di fiducia, che a un medico giovane richiede dedizione e pazienza perché è qualcosa che si costruisce negli anni». Infine, Sessa richiama l'importanza di dedicare tutti gli sforzi possibili per informare i pazienti: «è quanto suggeriscono l'Organizzazione mondiale della sanità, i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie negli Stati Uniti e tutte le agenzie governative compresa l'Aifa, che mette regolarmente in campo campagne per l'uso corretto degli antibiotici».

Renato Torlaschi

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