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Politica e Sanità

15 Novembre 2011

Non è lo sconto che quel che conta


La seconda parte del Convegno “La farmacia del futuro: una professione che si evolve” ha vissuto dell’analisi delle prospettive che si aprono dopo la prima Legge Bersani e, presumibilmente, dopo la seconda


Il punto di partenza, però, va oltre la normativa nazionale. Come ha ricordato il professor Daniele Fornari, docente di Marketing Internazionale dell’Università degli studi di Parma, in realtà in questi ultimi dieci anni è stato il mondo a cambiare e, per molti aspetti, la farmacia ha vissuto in un isolamento non comune. E dunque, su quali valori può contare la farmacia? Una prima risposta l’ha fornita Marco Frey, presidente del Marco Frey, presidente del Laboratorio management e sanità della Scuola superiore Sant’Anna, che con Boehringer Ingelheim Italia ha organizzato il convegno.


Il primo punto di forza della farmacia, che si colloca sull’asse tradizione-innovazione, è la reputazione, che è cosa ben diversa dall’immagine. Quest’ultima potrà anche essere più forte per altri attori, ma la reputazione è ancora pertinenza del binomio farmacista-farmacia. Il secondo punto di forza è che oggi tutti i settori, a partire da quello dell’auto, cercano di offrire servizi, non un singolo bene, ed è qui che la farmacia ha un vantaggio formidabile rispetto agli altri possibili concorrenti. Da queste considerazioni, però, discende la conclusione che quella della farmacia è un’attività in cui la relazione interpersonale è fondamentale e dove, dunque, il capitale umano, cioè le persone che nella farmacia operano, è fondamentale e va valorizzato. “Il fatto che non esistano farmacisti disoccupati” ha spiegato Fornari, anche se positivo in termini generali “significa che tra le farmacie e le parafarmacie o i punti vendita della grande distribuzione potrebbe crearsi una concorrenza per assumere i collaboratori”. Di qui la necessità non solo di un’offerta economicamente appetibile, ma anche di prevedere momenti di formazione e aggiornamento, e una prassi di lavoro che, per esempio, preveda riunioni periodiche con i collaboratori per valutare l’attività. Fornari ha parlato sulla scorta di un’indagine su un campione rappresentativi della farmacie italiane, che ha fornito diversi dati anche inaspettati. Per cominciare il 93,6% ritiene che la Legge Bersani abbia cambiato poco o nulla nell’attività della farmacia, ma in compenso ha innescato dinamiche positive: il 61,7% ha abbassato i prezzi e il 70% ha cercato di ampliare la propria offerta di servizi. Ma l’aspetto più importante è che è entrata nella considerazione del farmacista l’aspetto commerciale dell’attività, che non significa la “deriva commerciale”, ma elementi come la rotazione del magazzino, l’organizzazione della logistica, i rapporti con i fornitori. E sono aspetti nei quali attualmente i professionisti sono carenti.

L’altro aspetto da sviluppare è l’offerta di servizi. Nella relazione di Fornari questi ultimi sono divisi in tre categorie: i servizi di base, come la possibilità di misurare la pressione, l’ordinazione rapida di farmaci, valutazione di pressione, peso e colesterolemia, che sono presenti in percentuali variabili dal 98 al 70% delle farmacie; ci sono i servizi di differenziazione, più sofisticati, per così dire, che sono già meno frequenti: dal noleggio di apparecchiature sanitarie (57,4%) alla consegna a domicilio dei farmaci (40,4%); vengono poi i servizi di fidelizzazione: dall’indicazione degli specialisti per le diverse patologie (38,3%) all’esame spirometrico (4,3%) dove la carenza è ancora molto forte. E, per inciso, è proprio il genere di servizi che è stato indicato come qualificante per una maggiore integrazione della farmacia come presidio

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