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Politica e Sanità

11 Febbraio 2016

Riforma servizi farmaceutici Emilia Romagna. Ordine: riconoscimento ruolo sul territorio


L'Ordine dei Farmacisti chiede alla Regione Emilia Romagna un riconoscimento politico del ruolo della farmacia sul territorio e del farmacista come protagonista dell'assistenza sanitaria. È questo l'appello alla Regione che arriva da Giulio Mignani, Presidente dell'Ordine dei Farmacisti dell'Emilia-Romagna, commentando l'incontro tenuto in commissione Sanità, sul progetto di legge "Norme regionali in materia di organizzazione degli esercizi farmaceutici", attualmente in discussione in Regione. Il Presidente dell'Ordine Er si è detto molto soddisfatto dell'incontro: «La Regione ha fatto un ottimo lavoro, abbiamo chiesto solo degli aggiustamenti tecnici, modifiche di buon senso, mirate a migliorare la pianta organica, la revisione, e altri dettagli che comunque non presentavano criticità particolari», sottolinea Mignani. La richiesta principale che preme all'Ordine e che è stata manifestata in commissione Sanità rimane dunque il riconoscimento politico della farmacia in quanto presidio del Ssn.

I temi affrontati hanno visto un generale accordo tranne che sulla possibilità di equiparare, relativamente all'apertura delle nuove sedi, i tempi del privato a quelli del pubblico: «Questo non è fattibile perché il pubblico ha bisogno di delibere, le tempistiche burocratiche non lo consentirebbero», commenta Domenico Dal Re, Presidente di Federfarma Emilia-Romagna. Quanto al dissenso manifestato dalla Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa (Cna) Emilia-Romagna, sulle prestazioni non sanitarie e dunque di natura estetica, offerte in farmacia per Mignani si tratta di «una lamentela di poco conto perché non facciamo né abbiamo intenzione di fare concorrenza ai centri estetici. Se alcuni farmacisti decidono di aggiungere dei servizi che vanno poco oltre i test della cosmetica credo che non sia un problema per nessuno. Inoltre - sottolinea Mignani - le farmacie offrono molti servizi gratis o sottocosto per il Ssn, come ad esempio le campagne di screening, o il servizio Cup che non è strettamente sanitario, ma se fosse valido ciò che dice la Cna allora dovremmo togliere anche quello».

Attilia Burke

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