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Politica e Sanità

12 Aprile 2016

Farmaci in corsia, Sifo sul caso Piombino: servono armadi e carrelli automatizzati


Dopo il drammatico caso di Piombino, dove un'infermiera è stata accusata di aver ucciso 13 pazienti con iniezioni letali di eparina, i farmacisti ospedalieri sollevano la necessità di installare armadi automatizzati e carrelli intelligenti nelle corsie e nelle sale operatorie degli ospedali, in sostituzione di scaffali e armadi tradizionali, per conservare i farmaci. A intervenire sull'argomento è la Sifo che fa il punto su ciò che la farmacia ospedaliera può fare di fronte a situazioni di questo tipo.

Marcello Pani, nuovo presidente Sifo che succede a Laura Fabrizio dopo le recenti elezioni del nuovo direttivo, conferma che «i farmacisti ospedalieri collaborano attivamente per realizzare una maggiore integrazione tra i sistemi informatici della farmacia e quelli dei reparti, al fine di garantire la tracciabilità della terapia e dell'operatore sanitario fino al paziente, ottenendo il totale controllo del farmaco (il cosiddetto medication loop)».

Secondo Pani, la tecnologia di armadi automatizzati e carrelli intelligenti, in sostituzione di scaffali e armadi tradizionali, «consente di limitare l'accesso e il prelievo agli operatori sanitari autorizzati tramite riconoscimento degli stessi e registrazione dell'evento. L'erogazione del farmaco o del dispositivo medico avviene in funzione del paziente e della terapia prevista, vengono segnalate eventuali anomalie e ripristinate automaticamente le scorte dal magazzino della farmacia». Nel caso di Piombino, per esempio, l'infermiera, secondo gli inquirenti, avrebbe ucciso i pazienti con iniezioni letali di eparina, farmaco anticoagulante, ricorda Sifo, «ad alto rischio per il paziente e sia le raccomandazioni del ministero che gli standard Joint Commission International, raccomandano un doppio controllo da parte degli operatori sanitari durante tutta la filiera del farmaco». «Ci sono molte realtà in cui è possibile, fortunatamente, tracciare tutto il percorso della terapia perché sono informatizzate» commenta Maria Grazia Cattaneo, membro del direttivo Sifo ma, «in ogni caso qualunque pezzo esca dalla farmacia ospedaliera, è registrato, perché c'è una nota di carico-scarico da parte della farmacia». Il monitoraggio e il controllo, dunque, prosegue la nota, sono costanti, «ed è comunque dovere della farmacia garantire la tracciabilità», aggiunge ancora Cattaneo.

Il caso di Piombino solleva nuovamente la questione della figura del "farmacista di reparto", il professionista in corsia che affianca il medico nel suo operato: nelle sue mani passano infatti le prescrizioni di medicinali ai pazienti ricoverati. A questo proposito, Piera Polidori, Vice Presidente neoeletto della Società, spiega che si tratta di una figura che «ove presente, contribuisce a migliorare l'efficienza e la sicurezza delle terapie rivolte al paziente». Precedenti esperienze Sifo in questo campo hanno mostrato importanti vantaggi nella gestione del farmaco e anche il progetto Antimicrobial stewardship, in itinere, promette risultati positivi sia in termini di performance che di gestione. «Il farmacista Sifo è stato sempre attento alla sicurezza del paziente», ricorda Polidori, tanto che Sifo «ha un'area nazionale scientifico-culturale sul Rischio clinico molto attiva che ha sviluppato diversi progetti sulla sicurezza del paziente e ha collaborato alla stesura delle raccomandazioni del ministero della Salute sulla sicurezza dei pazienti».


Rossella Gemma

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