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Politica e Sanità

27 Aprile 2016

Stati generali della ricerca al via a Roma, Lorenzin: asset strategico per il Paese


«L'Italia è un paese che fa tanta ricerca scientifica, abbiamo un ottimo impact factor, ma purtroppo non riusciamo a trasformare la nostra ricerca in brevetti che poi vengono realizzati nel territorio nazionale: molti vanno all'estero o giacciono. Dobbiamo riuscire a fare sistema, è estremamente necessario che tutto il paese capisca che la ricerca biomedica è un asset strategico per l'Italia, su cui puntiamo per crescere, dare sviluppo e dare più opportunità ai cittadini e ai pazienti».

Ha esordito così il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, aprendo a Roma gli Stati generali della ricerca sanitaria. In questa due-giorni, ha spiegato Lorenzin, «faremo un grande punto dello stato dell'arte, non solo della ricerca in Italia, ma anche delle proposte: non sono due giorni di convegno, ma due giorni di lavoro su misure concrete, con un confronto aperto tra ricercatori, operatori sanitari, il mondo dei pazienti, le associazioni, gli investitori». I settori della biomedica, della genomica, dell'agrifood, la realtà dei nuovi farmaci immunologici e biologici e tutto quello che ruota su questo settore «lo possiamo fare meglio degli altri - ha continuato - ci manca poco per fare il salto. Questi sono i settori che hanno retto l'urto della crisi economica e sono un capitale che va rilanciato in una grande strategia di sistema». E di ricerca ha parlato, ovviamente, anche il ministro Stefania Giannini.

«Serve un'infrastruttura che metta in collegamento la comunità scientifica. Il nostro obiettivo è portare in Italia oltre 1600 ricercatori del mondo per creare un sistema integrato», ha annunciato il ministro dell'Istruzione, università e ricerca riferendosi al progetto dello Human Technopole a Milano. Sullo stesso tema, anche l'intervento del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, partecipando agli Stati generali della ricerca sanitaria in corso a Roma oggi e domani. «L'occasione di portata nazionale e internazionale dello Human Technopole rende distintivo il modello di ricerca che il nostro Paese può offrire. ‎È il tempo delle scelte, di indicare percorsi che poi magari si cambiano. Un paese forte e un governo responsabile indica alcuni obiettivi e io rivendico questo sforzo». Martina ha poi indicato come torni a essere cruciale il legame fra educazione alimentare e salute.

«Gli anni di crisi - ha spiegato - hanno impattato per necessità sui cambiamenti delle diete e degli stili di vita, ponendo questioni sulla riorganizzazione della cultura alimentare. Abbiamo territori come quello del Sud più a rischio. Questo si può fare con una relazione positiva fra pubblico e privato e penso ci sia una via originale italiana in questo senso, da prendere a esempio. Dobbiamo fare dell'Italia il Paese che più di tutti spinge l'acceleratore sui temi della ricerca e dell'innovazione». Ma un contributo concreto alla discussione al tavolo dei lavori è arrivato anche dai presidenti delle Commissioni competenti di Senato e Camera.

«Non è possibile che un ricercatore sia considerato un dipendente pubblico tout court. Non c'è nulla di male, ma gli scienziati non possono essere come gli uscieri» ha spiegato la presidente della Commissione Sanità del Senato Emilia De Biasi. E sulle norme previste per facilitare l'arruolamento di ricercatori inquadrati in un nuovo trattamento giuridico annunciate oggi, avverte, «avrete il mio completo appoggio». A proporre, invece, una "Tobin de-tax", cioè una defiscalizzazione degli utili aggiuntivi rispetto ai bilanci attuali certificati investiti nella ricerca da parte degli operatori, è stato il presidente della commissione Affari sociali della Camera Mario Marazziti. «Dobbiamo lavorare contro la frammentazione. Noi abbiamo una grande eccellenza che si chiama sistema sanitario nazionale universalistico. Ma occorre - conclude Marazziti - ricreare una continuità tra le 21 sanità regionali e il nazionale, e tra i livelli sanitario, assistenziale e sociale».


Rossella Gemma

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