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Politica e Sanità

06 Dicembre 2016

Manovra, domani fiducia al Senato. Opposizioni all’attacco


Il governo chiederà la fiducia sulla legge di bilancio e punta ad arrivare al voto in Aula entro domani sera. A stabilirlo è stata la conferenza dei capigruppo che hanno precisato come le dichiarazioni di voto cominceranno alle 12 e la prima chiama è prevista per le 14.30. Nel frattempo il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha accettato di "congelare" le proprie dimissioni in attesa dell'ok alla manovra convinto anche dai tempi strettissimi di approvazione che saranno, dunque, tali. Già in mattinata il Pd aveva fatto sapere di voler accelerare. Sulla legge di bilancio - aveva detto il capogruppo Pd in commissione Bilancio Giulio Santini - "chiederemo di fare il più presto possibile" ed è quindi "presumibile" che vada in Aula domani sera. Le opposizioni intanto vanno all'attacco. «Non ci sono le basi - scrivono in una nota i capigruppo a Camera a Senato della Lega Massimiliano Fedriga e Marco Centinaio - per l'approvazione rapida della legge di bilancio al Senato a meno che il governo non elimini immediatamente tutte le marchette pre-elettorali inserite prima del voto di domenica. Non vogliamo prolungare l'agonia per ripagare gli endorsement ricevuti da Renzi in campagna elettorale».

«Ma Renzi e Alfano sono proprio sicuri che tutti i senatori voteranno la fiducia alla manovra?». Si domanda dal canto suo il senatore di Fi Francesco Nitto Palma commentando con i cronisti ipotetici scenari futuri che si profilano dopo il voto referendario. «Renzi e Alfano, dopo averci stalkerizzato per mesi con le esigenze di stabilità e salvaguardia del sistema economico nazionale, vogliono andare al voto a febbraio con una legge maggioritaria alla Camera e una proporzionale al Senato». E sono sicuri che i senatori non preferiscano un governo che gestisca l'esercizio provvisorio e completi la legislatura invece che andare ora al voto a febbraio con un Paese profondamente diviso?» chiede Palma. «Se per caso Renzi e Alfano immaginano di poter portare il Paese alle elezioni con il loro governo sappiano che il passaggio obbligato è il voto di fiducia sulla legge di stabilità. E mi auguro - aggiunge - che se dovessero provare questo azzardo abbiano certezza che i senatori non renziani del Pd, quelli di Ncd e quelli di Ala votino tale fiducia.

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